Marine Le Pen, la leader del Rassemblement National, per tre volte candidata sconfitta all’Eliseo, è stata condannata a cinque anni di ineleggibilità, con effetto immediato, compromettendo così la sua candidatura alla presidenza per una quarta volta nel 2027. Un voto per il quale i sondaggi la davano favorita almeno al primo turno. Una sentenza che ha scatenato un terremoto politico a due anni dalle prossime elezioni presidenziali.

Il motivo della condanna

Le Pen è stata condannata nel processo degli assistenti parlamentari a Strasburgo: una frode da 2,9 milioni di euro ai danni del contribuente europeo, coperta da una quarantina di impieghi fittizi. L’ex Fn è accusato di aver orchestrato un “sistema” di contratti truffa per rimpinguare con i soldi dell’Europa le casse del partito. I nove deputati Ue, tra cui la principale imputata, e i dodici assistenti dichiarati colpevoli hanno firmato dei “contratti fittizi”, nell’ambito di un ‘sistema’ occulto orchestrato dal Fronte, ha dichiarato la presidente della corte, Benedicte de Perthuis. Le Pen viene considerata al “centro” del sistema di “appropriazione indebita” già dal 2009. Oltre a lei, sono stati condannati gli altri 23 imputati nel processo, tra europarlamentari ed assistenti dell’ex Front National, con pene dai 6 mesi di carcere con la condizionale, fino alla pena massima per Le Pen. Prosciolto un solo indagato.
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La sentenza

Oltre all’ineleggibilità, la leader della Fiamma tricolore bianca rossa e blu è stata condannata a quattro anni di carcere di cui due senza condizionale ma con il braccialetto elettronico. Questo significa che non dovrà scontare neanche un giorno in cella. Prevista inoltre una multa di 100.000 euro. Il Rn, dovrà sborsare da parte sua una sanzione da due milioni di euro, di cui un milione senza condizionale. Al partito nazionalista verrà inoltre confiscato un milione di euro sequestrato durante il procedimento giudiziario. “Una sentenza politica”, ha commentato la leader di estrema destra, rivendicando la sua innocenza di fronte a “giudici da regime autoritario” e che “la corte suprema è il popolo” francese che l’ha votata.
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Cosa succede adesso

La sentenza rischia di cambiare per sempre la carriera politica della leader figlia del fondatore del Fn, Jean-Marie Le Pen, scomparso a 96 anni a gennaio. L’avvocato di Le Pen, Rodolphe Bosselut, ha annunciato il ricorso. L’appello non sortirà tuttavia effetti sull’esecuzione immediata dell’ineleggibilità. Secondo Le Figaro, stando ai termini abituali, il processo di secondo grado potrebbe tenersi almeno tra un anno e saranno necessari ulteriori tre mesi per la pronuncia del verdetto, ossia poco prima del voto presidenziale del 2027. In appello, Le Pen potrebbe sfuggire all’ineleggibilità immediata, consentendole in teoria di candidarsi all’Eliseo al fotofinish. Affinché ciò avvenga si impongono tempistiche serrate e le condizioni di una candidatura sembrano complicate. In caso di condanna in appello, a Le Pen resterebbe poi il ricorso in Cassazione.

Bardella pronto per il piano B

Dopo la condanna per Marine Le Pen, il Rassemblement National si è riunito per un vertice d’urgenza nel quartier generale del partito a Parigi per studiare le alternative. Il piano B porta a Jordan Bardella, il delfino in pole per sostituirla nella corsa all’Eliseo del 2027. Il 29enne, che dal 2022 l’ha sostituita alla presidenza della Fiamma tricolore d’Oltralpe, è stato indicato dalla stessa Le Pen come la scelta più ovvia.

Cosa dicono i sondaggi

Secondo il 60% dei francesi sarà Bardella il candidato presidente per il Rn fra due anni. Non solo: il 43% degli intervistati “si augura” che sia così. Contro il 42% che resta fedele a Le Pen.

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