Un pezzo scritto tra mercoledì e giovedì, quando non sapevamo ancora della “presunta” raccolta firme per cacciare Nicola Fiorita. Che ci tocca difendere: fantascienza. Ma noi siamo fatti così.
Certo, a Catanzaro (soprattutto ai tempi, supplementari, di Sergio Abramo sindaco), Sergio Costanzo & Co. (con un Sergio allora a sinistra, ad esempio vicino a Mario Oliverio o comunque candidato alla Regione con Pd e soci) ne annunciarono almeno un paio. Ma senza esito. Va detto che, su opportuna e puntuale segnalazione di Costanzo a cui non abbiamo potuto opporre un pezzo contrario, lui fosse sì favorevole alla spallata, ma non promotore della…. raccolta ascrivibile ai Socialisti nel ’17 e proprio a Cambiavento nel ’21.
Sta di fatto, però, che Abramo, oltretutto fino al tempo del patto di ferro con Mimmo Tallini, era un osso troppo duro da masticare per chiunque ancorché indebolito da un quasi ventennio di ballo in prima fila e da una nomenclatura che stava esaurendo le batterie.
Mentre Nick era già traballante, di suo, sin dal primo giorno. E quindi congedabile, se davvero ci fosse la volontà e la… nota manina dietro al progetto di “farlo fuori”!
Unica cosa che non capiamo (ci sfugge, insomma) è perché si sia opposto al “potente della città” così, tutto d’un botto!
Ma se lo ha fatto, e ribadiamo di non capirne il motivo almeno al momento, gente davvero libera come noi, lo difenderà pur giudicandolo… largamente inadeguato. Il peggiore della storia repubblicana. Ma questo viene dopo la giustizia nelle cose, sia chiaro!
Ps: ma tra gli ancora sedicenti firmatari della mozione per mandare a casa anzitempo Nick ci saranno pure i vari Francesco Scarpino, Raffaele Serò, Giulia Procopi, Rosario Lostumbo, Rosario Mancuso e così via? La questione è infatti dirimente.
Perché, se così fosse, significa che hanno evidentemente finito di fare il “bene di Catanzaro” a fianco di Fiorita.
E candidandosi a destra, forse Mancuso non lo farà più, quando sarà certificheranno lo stato della politica moderna. Che tuttavia è solo e sempre il frutto di una società marcia: non vittima ma complice, se non “mandante”, della stessa politica moderna.