Il “mistero” della Catanzaro Servizi, con la favoletta dei “poveri lavoratori”  a rischio (su cui torneremo in conclusione) in realtà nella stragrande maggioranza dei casi persone privilegiate con potenti Santi in Paradiso, e una politica locale sempre più surreale. Specchio di una città che è anche peggio. Sempre se possibile! Questo quanto ci viene in mente ogni volta che assistiamo al consiglio comunale, per fortuna in streaming non dovendo quindi essere fisicamente presenti in Aula Rossa mentre si svolge. Così come subito dopo ci viene in mente pure un esilarante sketch del geniale Corrado Guzzanti. Proposto in L’ottavo nano, grande programma Tv di Serena Dandini. E lo diciamo noi di destra, rievocando un “manifesto televisivo” di una Rai allora ancora (pro quota) a immagine e somiglianza del vecchio Partito Comunista. Il siparietto comico di cui parliamo, comunque sia, iniziava e finiva con un Guzzanti in versione immaginario maggiorente della Cdl del tempo che, mentre guidava un festaiolo trenino con altri colleghi e amici, esclamava felice: “Questa è la Casa delle Libertà, facciamo un po’ come ca@@o ci pare”.

Guzzanti? Un dilettante in confronto ai politici catanzaresi! E poi la frase shock di Parisi

Ma i politici catanzaresi, che comici non sono o almeno non volontariamente, alla citata frase di Guzzanti ci hanno aggiunto del loro: “Questo è il consiglio comunale di Catanzaro, facciamo e diciamo un po’ come ca@@o ci pare”. Perché? Semplice: un consigliere del livello di Gianni Parisi, professionista che noi stimiamo e apprezziamo e tra i pochi veri interpreti di un’opposizione degna di tal nome, dice al microfono: “La Catanzaro Servizi ha presentato un bilancio falso. Io ho fatto accesso agli atti, sono un commercialista e quindi mi assumo la responsabilità di quello che dico”. Ma vi è di più: poco dopo, per così dire incalzato dal collega Gregorio Buccolieri (che confessa, al pari nostro, con grande onestà intellettuale di essere ignorante in materia economico-finanziaria), lo stesso Parisi rincara la dose. Ed elenca, da eccellente tecnico della materia qual è, una serie di motivi per cui la sua affermazione sarebbe suffragata da riscontri certi e incontrovertibili. Denuncia quindi pubblicamente, e registrato al microfono dell’Aula Rossa, un reato… spaccato! Salvo però poi aggiungere una frase per noi shock: “Io non frequento la Procura, semmai la Corte dei conti. Faccio politica e ribadisco oggi (ieri per chi legge, ndr) cose che dico e denuncio da anni”.

Parisi in… fuorigioco mentre Talerico dice il vero, ma forse non accorgendosi di mortificare il Consiglio

No, caro Gianni. Non funziona così. Perché è del tutto errato quanto hai detto prima che si chiudessero i lavori assembleari. E, senza voler fare lezioncine da chi (noi, segnatamente), secondo la propria prof Donatella Monteverdi (il nome vi dice per caso qualcosa?) forse avrebbe fatto bene a non occuparsi di Diritto nella vita, ti spieghiamo il perché: “Nella qualifica di consigliere comunale sei anche un pubblico ufficiale. Che venendo a conoscenza di un potenziale reato come un bilancio falso, anche parzialmente tale, di una società pubblica (che come ovvio viene poi sancito dall’autorità giudiziaria adita) avrebbe l’obbligo giuridico di denunciare (usiamo il condizionale solo perché siamo nello stato barzelletta Italia con leggi ipotetiche). In caso contrario, sempre in un Paese normale che ribadiamo non è come ovvio l’Italia, il “consigliere non frequentante Procure o caserme e commissariati” dovrebbe rispondere di omessa denuncia di reato da parte di un pubblico ufficiale ai sensi dell’art. 361 del Codice Penale. Ma il punto è sempre uno. Ed è il motivo per cui, come ha peraltro messo in rilievo nella stessa seduta Antonello Talerico, il “Consiglio lo vedono solo 30 persone”. Perché è arcinoto come in Consiglio vengano dette cose con poca o nessuna aderenza alla realtà, tranne rare eccezioni. Parole in… libertà, per cui è inutile perderci tempo.

Le accuse a Sica e Macrina? Si fa sempre per scherzare! E la pessima figura del politico, non del luminare di Diritto, Donato

In Consiglio, in sostanza, si fa sempre così, tanto per… . Ma mica ci avete creduto. Dai su, facciamo i seri. Basti pensare, a riguardo, alle gravissime accuse rivolte alla segretaria generale Vincenzina Sica e al dirigente Paolo Macrina (leggi qui: https://irriverentemente.com/?p=24963), resettate in un amen poco dopo essere state rivolte. E a poco o nulla valgono, almeno a nostro avviso, le argomentazioni di Valerio Donato. Luminare del Diritto, a cui tutti dovrebbero inchinarsi, ma politico con limiti tecnici evidentissimi (leggi qui: https://irriverentemente.com/?p=24969). Il quale ha tentato di abborracciare una difesa che avesse una benché minima parvenza di sostenibilità in favore del suo amico ed ex collega di gruppo Parisi (prima che  tornasse a sinistra, il primo, e virasse a destra, il secondo) non degna della sua padronanza del Diritto. Perché parlando di “inesistenze parziali” e “irregolarità solo di alcune poste di bilancio”, non ha certo eliminato, graduandolo o addirittura derubricandolo, l’ipotetico reato. Una roba da ridere se non venisse da un esimio ordinario. Ma attenzione, Donato e Parisi, restano quanto di meglio si possa trovare in Consiglio e nel panorama politico locale, che però ha le sue perverso regole a cui nessuno può sottrarsi (loro inclusi) se vuole restare al… tavolo.

La favola dei “poveri lavoratori” e il motivo per alla politica locale interessa (e piace) tanto raccontarla

Veniamo al succo: l’affannarsi dei consiglieri per i “poveri lavoratori” della Catanzaro Servizi. In realtà una… fabbrica di clientela con la maggioranza di dipendenti con stipendioni (peraltro assunti senza concorso o sforzi) per non fare un ca@@o come molta gente, in servizio in quella Municipalizzata, da noi conosciuta e ascoltata mentre aveva l’imprudenza di vantarsene. Gente che (pro quota) deve il posto a politica, Chiesa o massoneria. Tant’è vero che sono noti i nomi dei dirigenti politici (uno in particolare), degli influenti religiosi e persino dei maestri venerabili, che hanno sistemato a tempo indeterminato parecchi dei “poveri lavoratori” della società, che addirittura girano in auto lussuose, o nel caso di altri, per mille euro al mese per 13 mensilità, fanno al massimo fotocopie 30 ore a settimana, suddivise in 6 ore al giorno dalle 9 alle 15 da lunedì a venerdì. “Poveri lavoratori”, quindi. Assistiti da “politici dal cuore tenero”, che per dimostrare ancor di più la loro bontà dovrebbero organizzare uno sciopero della fame collettivo per scongiurare l’imminente tragedia degli stessi “poveri lavoratori”. Non certo fortunati come ad esempio gli sfaccendati, con lauree e master, accompagnati dai genitori dopo ogni festa a stazioni di treni e fermate di bus per andare a guadagnarsi duramente il pane a mille Km da Catanzaro. Così stupidi da votare poi i paladini dei “poveri lavoratori” della società… sotto casa, in cui si è piazzata gente con terza media e diploma.

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