La faccenda delle finte dimissioni al Comune di Catanzaro, quelle che un tempo si sarebbero chiamate “un sorriso per la stampa”, una cosa di buono ce l’hanno avuta. Almeno dal nostro punto di vista, s’intende! Perché, per l’eterogenesi dei fini, si sono rivelate un clamoroso boomerang per tutti i protagonisti degli inciuci e degli accordi sottobanco al De Nobili. Dove non esiste destra o sinistra, ma solo gente che deve durare e massimizzare gli effetti del… voto popolare. Cosa che a noi fa riscoprire Platone a proposito della sua idea di democrazia e del cosiddetto governo del popolo: “È una forma inadeguata che pone il potere nelle mani di chi è meno adatto a usarlo”. Ma al di là delle citazioni, sull’argomento ce ne sarebbero infatti di assai più salaci e quindi  facilmente equivocabili su cui sorvoliamo, i rappresentanti dei catanzaresi forse per un ordine venuto dall’alto ovvero da chi comanda realmente in città (si dice da… una nota mano, intenzionata a far ballare un po’ un Fiorita incautamente in vena di “eroismi” su certe decisioni chiave) hanno suonato la sveglia a Nick & Co. Niente di più di questo!

Un sindaco… Travicello

A Fiorita è stato ricordato, con lo spauracchio del… tutti a casa subito (ma quando mai!), di come sia un sindaco Travicello. Magari, per carità, non inetto e pigro come il Re della famosa favola esopica (ripresa da Fedro), ma di sicuro privo di autorità effettiva e alla fine quindi esecrato dai suoi stessi amministrati (i sudditi del racconto greco antico). Il prezzo da pagare per il patto governativo sottoscritto da un sindaco (di larga minoranza) con una destra di larga maggioranza (dentro e fuori dal Palazzo). Una coalizione, ancorché divisa al suo interno e quindi bisognosa del Nick della situazione, a cui serviva qualcuno della parte opposta da prendere a… freccette (con comunicati e manifestazioni in Aula di aspra critica) nel grande ipocrita gioco della politica. Una sorta di sostituto insomma, ufficialmente con un’altra casacca in mancanza di meglio nel proprio schieramento, da maltrattare agli occhi della gente sebbene in carica proprio grazie alla destra stessa. Ruolo pubblicamente scomodo (e per quanto ci riguarda anche poco dignitoso), ma in effetti assai remunerativo. Che con ogni probabilità un “hombre vertical” come Valerio Donato non avrebbe (mai) impersonato, venendo proprio per tale ragione giubilato in corsa alla luce della sua poco adattabilità e funzionalità a certi… copioni già scritti!

La grande rappresentazione del Dimissionario immaginario

Che molti dei consiglieri sul punto di…, ma solo sul punto, abbiano letto Molière (o visto a teatro la rappresentazione della sua opera più famosa) è quantomeno dubbio. Ci scusino i diretti interessati, se la pensiamo così. Ma la sanno lunga lo stesso. E parecchi hanno pure menti assai più… raffinate dietro. Ed allora ecco escogitare trovate (stavolta però mal riuscite anche nella loro farsesca e assai poco credibile… declinazione) quale appunto quella delle dimissioni improvvise. E improvvisate! Che lo ricordiamo a chi l’ha dimenticato quando, “in grande” e in modo serio, un certo Matteo Renzi, a differenza “assai più in piccolo” di Filippo Mancuso e Roberto Occhiuto, ordinò per Roma contro il povero Ignazio Marino (lui sì vero uomo di sinistra con la schiena dritta e per questo scomodo al pari del citato Donato) ebbero effetto immediato. Ma nella capitale in quell’ottobre c’erano (ex) consiglieri “veri” e non dimissionari immaginari! Lunga vita a Fiorita, allora. Almeno fin quando serve a una destra che saprà ancora ricompensarlo. Del resto, la vicenda della “guerra dei rifiuti” tra Regione e sindaco di Corigliano-Rossano (Cs) ha fatto emergere, con tanto di nero su bianco, le lodi occhiutiane ai primi cittadini di Catanzaro e Cosenza, verosimilmente in auge grazie allo stesso governatore. Ma questa è un’altra storia…

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