Riceviamo e pubblichiamo

Potrebbe benissimo essere il titolo di una delle varie rubriche de https://irriverentemente.com/ la famosa locuzione “a volte… ritornano!”. Ma nella politica italiana, e anche calabrese quindi, è una frase ricorrente. Forse persino abusata, considerato l’astronomico tasso di… ritorni in pista. Che poi, a dirla tutta, neppure sono tali. Non fosse altro perché, semplicemente, più di tornare, quelli che possono (e sono in parecchi, eccetto rarissimi casi di giganti come il Dem Pierluigi Bersani), “non se ne vanno (mai)”. Come avrebbe del resto voluto fare, se solo avesse potuto, il personaggio di cui parliamo nel pezzo, per cui abbiamo anche nutrito grande simpatia (essendo noi di destra, lui molto meno in realtà, dovendo in origine, metà anni ‘90, essere addirittura l’alfiere della sinistra. Ma ormai questa è un’altra, per giunta vecchissima, storia). Una lunga simpatia per lui, dicevamo, per noi durata più o meno fino alla nostra rottura con il mondo dell’Mgff e il gruppo di potere che vi era connesso. Al cui vertice, quantomeno a livello locale, c’era proprio lui: sì, esatto, El Sergìun (al secolo Sergio Abramo). Che da serie informazioni in nostro possesso starebbe (ri)scaldando i motori.

Il sogno di Abramo: possibile, ma difficilissimo!

Abramo starebbe per, o meglio lo vorrebbe, tornare in grande stile. Alla Donald Trump, per intenderci, come ovvio al netto di mire espansionistiche su altri territori calabresi o extraregionali. Abramo, insomma, non pensa a invadere la Groenlandia. Ma “assai più misuratamente” sogna di rivarcare trionfante (cinto dalla fascia tricolore) il grande portone di Palazzo De Nobili dopo il disastroso intermezzo fioritiano. Sì, certo che è così. Ma gli ostacoli sono tanti. Tra cui non vanno però certo annoverati il passato da pluri-sindaco e meno che mai l’anagrafe, benché nell’estate 2027 (quando si dovrebbe votare per le Comunali nel capoluogo calabro) avrebbe già 69 anni suonati. Elementi (gli ultimi due) che in Italia sono un vantaggio e non il contrario! Senza contare che gli aficionados… vip non gli mancherebbero. Anzi. Solo che, Marco Polimeni a parte (e forse ancora nemmeno lui), tra questi vip di “potere reale” in alto loco ce n’è poco o niente. E non parliamo di quello dei voti. Bensì di un’influenza vera (e pesante) nelle segreterie di partito, a livello periferico e di più nazionale. Perché con tutta la… buona volontà: i Piero Aiello, Mimmo Tallini e Giuseppe Scopelliti (ma il noto Peppe solo in parte dalla “penultima fase” della quasi interminabile era abramiana), decisivi per le sorti di El Sergìun in passato, ora politicamente parlando non esistono più. Chi dovrebbe allora spingerlo adesso nelle segreterie romane?

El Sergìun senza più… sponsor influenti, salvo sorprese

El Sergìun di sponsor che contano nelle stanze dei bottoni, salvo sorprese, non sembra allo stato avercene. Non pare infatti che potrebbe essere annoverata fra questi il sottosegretario all’Interno (meloniana doc) Wanda Ferro. Perché è difficile, molto difficile, che si spenda per lui con l’amica Giorgia premier. Stesso dicasi per il n.2 della Cittadella Filippo Mancuso, che se non coinvolto in prima persona per la poltrona di sindaco “quando tutto manca” ha un utilissimo e accondiscendente Fiorita… sottomano. Uno con cui va d’amore e d’accordo, al netto del trascurabile retaggio destra-sinistra, da appoggiare sottobanco come oltretutto già fatto prima del ballottaggio di metà ‘22. Ecco allora che o El Sergìun tira fuori (da sé) il coniglio dal cilindro e magari chiama lui stesso direttamente ai piani alti qualche “vecchio amico” in Lega, forse persino “capitan” Matteo Salvini, e in Forza Italia o è semplicemente impossibile che gli procurino un’investitura da Catanzaro. Perché a Roma (dove tutto si decide) i suoi veri tifosi non possono più spianargli la strada. Non lo possono insomma fare i vari Polimeni e Tallini (come non bastasse divisi da un odio acerrimo, dettato dal fatto che il secondo si sente politicamente mandato in… pensione dal primo) e, meno ancora, Sergio Costanzo e Luigi Levato.

Il passato politico di Abramo pesa, ma se facesse il miracolo incrinerebbe fazione mancusiana pro Fiorita bis

L’operazione “Abramo return” in astratto non sarebbe nient’affatto peregrina. Sebbene, come appena visto, si deve scontrare con una serie di paletti, per la sua effettiva realizzazione, mica da ridere. Che si riferiscono al presente, ma soprattutto al passato, di Abramo. In cui si verificò, tra i tanti episodi significativi, anche il lacerante scontro con i fratelli Occhiuto. Una guerra sotterranea che di fatto scoppiò con la potente famiglia della città dei bruti quando El Sergìun (da noi così ribattezzato, in fondo con simpatia, per la vicinanza a Salvini e alla Lega proprio a quel tempo) fece finta di appoggiare (era l’inverno 2019) l’allora candidato in pectore alla carica di governatore, e sindaco in carica di Cosenza, Mario salvo poi “fargli marameo” nella primavera successiva per autoproporsi a diventare lui presidente della Regione.

Una scelta che, peraltro, determinò per Abramo anche una concomitante traumatica rottura del rapporto con Tallini. Che, dal canto suo, stava lavorando alla personale presidenza, dell’assise di Palazzo Campanella e quindi del consiglio regionale, o in subordine alla vicepresidenza della Giunta.

Obiettivi entrambi impossibili, per banali questioni di… geopolitica, con un altro catanzarese (appunto Abramo) governatore. Un vero casino, insomma! Ma se, nonostante tutto, si materializzasse questa sorta di miracolo Abramo, come d’incanto s’incrinerebbe lo schieramento mancusiano, la grossa fronda nella “destra” catanzarese, pro Fiorita. E sarebbe, almeno per noi, già di per sé un’ottima notizia per cui festeggiare.

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