Riceviamo e pubblichiamo

Basta un metal detector per fermare la violenza giovanile?

Oppure il contrasto alla violenza ha bisogno di altro, molto altro.

Il problema non è di poco conto ed investe la società tutta: famiglia, scuola, istituzioni e quindi politica.

Ci piace iniziare proponendo l’opinione di Maurizio Patriciello, prete anticamorra e parroco del Parco Verde di Caivano che con questo problema ha a che fare tutti i giorni.

Patriciello, dopo i tristi fatti di La Spezia, ammette che la scuola non è più un luogo inviolabile e che sicuramente bisogna frapporre alla violenza anche mezzi tecnici. 

Tuttavia da sole queste iniziative non bastano e finiscono per lasciare il tempo che trovano se non sono accompagnate dall’esempio e dalla testimonianza degli adulti, a partire dalla famiglia e poi le istituzioni, la Chiesa, le società sportive.

Esempio, testimonianza, in altre parole: valori.

Termini sempre meno ascoltati nelle tv, sui social o anche nelle famiglie, ma che dovrebbero essere il pane quotidiano nell’educazioni dei figli o degli studenti.

In altre parole il metal detector potrà intercettare le armi, ma non la motivazione che spinge un ragazzo ad essere violento. 

Basta guardare all’America, dove malgrado i migliori presidi tecnologici, la delinquenza giovanile è in continuo aumento.

Oggi molto spesso i giovani sono vittime di depressione, solitudine o malessere che li rendono sempre più deboli rispetto ad un società estremamente consumistica, competitiva e priva di fondamenti valoriali.

Nello scenario generale dei nostri tempi al quale assistiamo sui social e non solo, i conflitti vengono risolti con la forza, con la violenza, senza preoccuparsi quali sofferenze siano costretti a subire le vittime, vicine o lontane che siano al nostro vivere quotidiano. Prevaricare è alla base della cultura dominante degli adulti.

Eludere le leggi, venir meno ai propri doveri, evadere il fisco anche solo per sentirsi più furbo degli altri, perché tanto poi ci sarà il solito condono,

È questo per noi uno dei peggiori delitti, perché sottrae soldi allo Stato utili a migliorare la sanità, la scuola.,i servizi, a riequilibrare le disuguaglianze.

È questa la società che noi adulti consegniamo ai ragazzi ogni giorno.

Ed è in questa società che sono costretti, a volte senza averne gli strumenti, ad affrontare le difficoltà e le delusioni.
E la politica?

La politica sottrae risorse proprio alle agenzie educative che dovrebbero fornire gli strumenti: scuole, centri di aggregazione giovanile, palestre, ecc. per comprare armi

La politica toglie soldi alla scuola pubblica con tutti i suoi problemi per darli a quella privata, frequentata da chi può permetterselo, contravvenendo agli articoli 33 e 34 della nostra Costituzione.

La politica accorcia il corso di studi ed immette nel mondo  del lavoro ragazzi di 16 anni o anche meno, vedi la riforma  4+2 di Valditara,

La politica non aiuta la scuola attraverso le Istituzioni a produrre progetti integrati e coordinati aventi l’obiettivo di coinvolgere le giovani generazioni nella promozione del loro benessere emotivo e della loro salute, inclusa quella sessuale.

La scuola, insomma, non forma più cittadini, in classe non c’è più il tempo di dialogare , di riflettere, di aiutare questi ragazzi a crescere sereni, pronti ad affrontare le difficoltà ed a dare alla società quello che POSSONO dare secondo le proprie potenzialità, secondo le loro inclinazioni,

Oggi sono i test dell’Invalsi a farla da padroni, test a risposta multipla, che certamente non influiscono sulla loro crescita emozionale.

E i poveri insegnanti sono costretti, attraverso progetti spesso indotti da esigenze non prettamente scolastiche, a competere con le altre scuole, con altre agenzie educative per rendere il proprio Istituto appetibile sulla piazza ed aumentare il numero degli studenti.

L’apparenza che vince sulla sostanza. Il leitmotiv della nostra società

Carla Rotundo
Segreteria provinciale Partito Democratico
 

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