Tangentopoli a inizio anni ‘90 contro la corruzione politica (e non solo) a Milano e il Maxiprocesso a cosa nostra a Palermo a metà anni ‘80 nacquero e si svilupparono, per così dire, grazie a una Magistratura forte. In alcuni casi addirittura eroica, a prezzo della propria vita. Ma accanto a quei mitici uomini con la toga, c’erano i cronisti di giudiziaria. Che, anche loro in alcuni casi rischiando grosso, hanno narrato le gesta, lo scriviamo volutamente con una certa enfasi, di quei giudici meravigliosi. Ed ecco il motivo per cui la Catanzaro del 2026 (e tempi eguenti) è invece irrimediabilmente perduta. Perché le manca chi potrebbe arginare certi micro (e macro, ahinoi) episodi che la corrodono dalle fondamenta. Vale a dire il dilagare di una corruzione che va dalla singola famiglia, la quale vive molto al di sopra delle proprie apparenti possibilità (leggi qui: https://irriverentemente.com/catanzaro-famiglie-bisognose-con-suv-pure-piu-duno-scooter-un-paio-casa-in-citta-e-al-mare-abiti-firmati-presenza-fissa-allo-stadio-di-3-4-persone-festicciole-e-poi-sempre-a-casa-pur-s/), al grande (sotto il profilo numerico, sia chiaro) riciclatore.

Il grande riciclatore cittadino in… conto terzi

Il grande riciclatore cittadino lava il denaro mon suo ma di terzi. Criminali della peggior specie, ovviamente. Un po’ tanto per intenderci come avrebbe a lungo fatto in modo indisturbato, si sta ipotizzando, il proprietario del Costellation di Crans-Montana in svizzera. Su cui si sta indagando soltanto in conseguenza della strage di Capodanno nel “suo” Constellation. Mentre sarebbe peraltro uno che avrebbe negli anni ricevuto milioni di franchi svizzeri, sporchi, dalle più potenti ed efferate consorterie malavitose francesi per investirli in attività pulite quali proprio il locale elvetico della tragedia e tanti altri. E conservando e alimentando chiari legami, personali e familiari, alla mafia corsa. Eppure riuscendo a restare immacolato, e… anonimo, fino al drammatico rogo delle prime ore dell’1 gennaio scorso. Una parabola che sembra sinistramente identica a quella di qualche… imprenditore catanzarese. Attivo soprattutto nell’area Sud della città, ma non solo. Chiacchieratissimo e con una serie di realtà economiche “cartiera” e “cabriolet”, in cui ci sono i soldi delle peggiori… bande del crotonese. Eppure tutto tace. Anzi, c’è di più. Molto di più!

Di cosa ha spesso bisogno come il pane un imprenditore di mafia?

Di cosa ha bisogno un… imprenditore come quello appena descritto? Spesso di “giornalisti” disposti a sposarne il progetto. Delinquenziale! A mettere cioè la faccia, e soprattutto la firma, al servizio delle mire espansionistiche del loro padrone. Magari anche attraverso un’intestazione fittizia di beni. O prestandosi, è proprio il caso di dire nel senso pieno del termine, ad avere economicamente alle spalle l’amico (o l’amico dell’amico) di quello stesso… inprenditore tanto per salvare le apparenze. Ma è solo apparanza, appunto. Ed è il motivo per cui noi, per qualcuno esagerando fino al paradosso, definiamo Catanzaro come la Palermo degli anni ‘60-’70-’80-’90. Certo, nella prima a differenza della seconda (circa mezzo secolo fa epicentro di una mattanza), grazie a Dio non si versa una goccia di sangue. Ma solo perché non conviene. Tant’è vero che in Italia non scoppiano più bombe di matrice terroristico-mafiosa dal ‘93. E non accade, dal momento che adesso la gente non serve terrorizzarla. A differenza di allora, quando era economicamente e socialmente assai più libera. Basta al contrario corromperla o ricattarla, con i soldi o il lavoro o altri accordi indicibili. Tipo quello, proposto persino a noi, di fare i cronisti con il portafoglio pieno, ma a patto di essere… cosa loro!

I giornalisti corrotti, una delle tante piaghe della Catanzaro sommersa

Attenzione, qui non si sta parlando di pur impropria e inopportuna linea editoriale, perfino a fatica tollerabile entro certi limiti, bensì di ben altro. Molto più inaccettabile e pesante. Ovvero scrivere il falso, deliberatamente, a beneficio dello squallido padrone. Principe di quella Catanzaro sommersa brodo di coltura per l’incestuoso incobtro tra il mondo di sopra e il mondo di sotto. Come ad esempio sta avvenendo in città in questo momento. Quando a qualcuno, di insospettabile, è caduta la maschera. Ma solo perché gli è stato ordinato di prendere carta e penna e di “sporcarsi e legarsi” le mani. Ammesso le abbia mai avute libere e pulite. Ma noi, da operatori dell’informazione sperando per il meno possibile ancora, lo cotrasteremo in ogni modo, intanto svelandone il livello di sporcizia morale (e materiale) con contributi come Romanzo Criminale 2025 in salsa catanzarese (leggi qui: https://irriverentemente.com/catanzaro-romanzo-criminale-6-larroganza-del-potere-malavitoso-il-prestanome-quotidiano-e-i-suoi-pezzi-le-sentinelle-di-procura-e-il-nostro-slogan-fuori-la-mafia-dallo-stato/) e denunciando tutti i tentativi di infiltrazione di ‘ndrangheta, massoneria e Chiesa deviate, in ambienti chiave cittadini quali economia, politica, comunicazione e addirittura mondo del sociale e del presunto volontariato (ma con pioggia di soldi pubblici). Già, in alcuni casi, contaminati e quindi ad altissimo rischio.

L’urlo di… irriverentemente.com/ è, come ai funerali dell’eroico Borsellino, “fuori la mafia dallo Stato (e da Catanzaro)”

Noi continueremo a scrivere, ribadiamo però nell’auspicio di farlo ancora per poco, metaforicamente al grido urlato ai funerali dell’eroico Paolo Borsellino a fine luglio ‘92: “Fuori la mafia dallo Stato”. E, per quanto ci riguarda, anche dal capoluogo. Che dovrebbe rigettare ed espellerne certi soggetti e famiglie, purtroppo simili a un cancro! E lo diciamo, pur pagando prezzi salati a livello economico, umano e personale. Ma per noi la legalità è un valore sacro. Sempre poveri però sempre onesti, dunque. Perché la categoria dei prestanomi, soprattutto di gente di mafia, è la più abietta di tutte. Persino di quella dei pedofili (con, per così dire, a loro parzialissima discolpa l’attenuante della malattia). 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *