Riceviamo e pubblichiqmo

“La Costituzione non si riforma contro i cittadini, né si piega per convenienza politica. Si difende, insieme”. È da questa convinzione netta e condivisa che ha preso ufficialmente avvio, questa mattina, il percorso del Comitato per il NO al referendum costituzionale sulla cosiddetta Legge Nordio, presentato nel corso di una conferenza stampa svoltasi nella Sala Concerti del Comune di Catanzaro.

Un momento che ha segnato l’inizio pubblico di una campagna dichiaratamente rivendicativa e popolare, nata per informare, discutere e argomentare, fuori dagli slogan e dentro una discussione democratica comprensibile, le ragioni di un NO che affonda le sue radici nella difesa della Costituzione, dell’autonomia della magistratura e dell’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Nel corso dell’incontro è stato chiarito fin da subito il senso politico e civile dell’iniziativa: la Legge Nordio non viene considerata una vera riforma della giustizia, ma un intervento che non migliora i servizi ai cittadini, non riduce i tempi dei processi, non rafforza le garanzie, e che anzi rischia di produrre una giustizia più debole con i forti e più dura con i deboli, compromettendo uno dei pilastri della democrazia repubblicana.

A sottolineare la necessità di riportare il confronto su un piano di verità e responsabilità è stato Enzo Scalese, segretario generale della Cgil Area vasta Catanzaro-Crotone-Vibo, che ha richiamato con forza il tema della narrazione pubblica sulla giustizia: «Da troppo tempo si scaricano sui magistrati tutte le responsabilità del malfunzionamento del sistema. È una narrazione comoda, ma falsa. Se la giustizia non funziona, la risposta non può essere smontare gli equilibri costituzionali o intervenire in modo ideologico, ma investire su organizzazione, risorse, personale e servizi».

Scalese ha insistito anche sull’urgenza di un linguaggio chiaro e di una presenza reale nei territori: «Dobbiamo parlare alle persone, usare parole semplici, andare nelle comunità. C’è un bisogno enorme di capire, non di slogan. Lo vediamo anche dai livelli di astensionismo: se le persone si allontanano dal voto è perché si sentono escluse. Per questo dobbiamo tornare tra la gente, spiegare che partecipare serve davvero. Anche pochi punti percentuali possono fare la differenza».

Il presidente provinciale dell’ANPI di Catanzaro, Mario Vallone, ha collocato il Comitato nel solco del percorso nazionale già avviato, chiarendo la posta in gioco:

«Siamo di fronte a una riforma profondamente sbagliata, che non risolve nessuno dei problemi reali della giustizia e introduce invece un elemento pericolosissimo: l’assoggettamento del pubblico ministero e dei giudici al potere politico».

Vallone ha ricordato che, se l’obiettivo fosse stato davvero la separazione delle carriere, sarebbe bastata una legge ordinaria: «Non c’era alcuna necessità di intervenire sulla Costituzione. L’obiettivo reale è un altro: costruire una giustizia subordinata alla politica. È per questo che diciamo NO e avviamo anche a Catanzaro una campagna di mobilitazione larga e consapevole».

Una preoccupazione che va oltre gli aspetti tecnici è stata espressa da Rosario Bressi, presidente regionale di Arci, che ha parlato di un clima più ampio:

«Questa non è una semplice riforma della giustizia, ma un tassello di una visione che restringe progressivamente gli spazi di libertà. Come genitore penso ai ragazzi: oggi manifestare, esporsi, protestare può avere conseguenze pesanti. Non è solo un tema giuridico, ma un’idea di società che tende a controllare e a zittire».

Sulla stessa linea Francesco Tallarico, coordinatore regionale di Sinistra Italiana Calabria, che ha definito la riforma «un attacco diretto alla Costituzione»:

«Lo ha ammesso lo stesso ministro quando ha detto che la riforma non incide sull’operatività della magistratura. Se non cambia il funzionamento, allora vuol dire che l’obiettivo è il controllo politico del pubblico ministero. Di fronte a questo scenario serve una mobilitazione vera».

Tallarico ha inoltre sollevato una questione ritenuta gravissima:

«L’ipotesi di interventi “informativi” nelle scuole attraverso convenzioni con le Camere penali è inaccettabile. La scuola non può diventare terreno di propaganda. Su questo presenteremo un’interrogazione parlamentare».

Tra gli interventi, anche quelli degli avvocati Natalina Raffaelli ed Ernesto Mazzei. Raffaelli ha ricordato come «il progresso democratico del Paese sia passato spesso dalle battaglie giudiziarie arrivate alla Corte costituzionale», mentre Mazzei ha ribadito la necessità di «lavorare sul territorio, spiegando ai cittadini cosa c’è davvero dietro questa riforma».

Il coordinatore provinciale del Movimento 5 Stelle, Luigi Stranieri, ha insistito sulla necessità di una comunicazione accessibile: «Dobbiamo spiegare cose complesse e apparentemente noiose con un linguaggio semplice, facendo sentire la nostra presenza a 360 gradi».

La testimonianza più diretta è arrivata dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Romano Gallo, che ha offerto uno sguardo dall’interno del sistema:

«La situazione è peggiore di come appare. Il lavoro da fare è enorme, perché esiste un deficit di informazione di base. In Italia il pubblico ministero non è quello dei film americani: è una figura in equilibrio delicatissimo tra polizia giudiziaria e giudice. Rompere questo equilibrio produce effetti profondi, non immediati, ma irreversibili».

Gallo ha inoltre collocato la riforma in un quadro più ampio: «Separazione delle carriere, presidenzialismo, riforma del Csm, indebolimento della Corte dei conti, abuso della decretazione d’urgenza: il risultato è uno sbilanciamento netto verso l’esecutivo. La posta in gioco non riguarda una categoria, ma la democrazia costituzionale».

La conferenza si è conclusa con l’annuncio dell’avvio della raccolta firme e delle prossime iniziative sul territorio, con l’obiettivo di coinvolgere cittadini, associazioni e realtà sociali in un percorso di partecipazione consapevole.

Per il Comitato per il NO, l’autonomia della magistratura non è un privilegio, ma una garanzia di uguaglianza per tutti. E il referendum non è uno scontro ideologico, ma una scelta di campo a difesa della Costituzione e della qualità della democrazia.

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