Carlo PirosoCarlo Piroso

Riceviamo ecpubblichiamo

Dopo che lo stesso Tribunale di Catanzaro aveva con sentenza, oramai passata in giudicato, riconosciuto il diritto dei due coniugi Grampone ad accedere agli atti, in particolare alla “Scia “, relativi alla costruzione del lido Lo Ionio ce l’hai, gli Uffici della nostra città continuano a negarlo (a detta dello scrivente, ndr) a due nostri concittadini.

Ma anche a due imprenditori, due genitori, che hanno un diritto riconsciuto da una sentenza dello Stato.

Eppure potrebbe finalmente scriversi la parola fine adl un (presunto, ndr) ostruzionismo, durato quasi 10 anni, dei due imprenditori, costretti a combattere non solo contro la criminalità organizzata, dagli stessi più volte denunciata tanto da essere dichiarati “vittime di racket “, ma anche contro (sotto tutt’altro profilo, come ovvio, ndr) contro la pubblica amministrazione per il riconoscimento di un loro diritto.

Numerosissime, infatti, negli anni sono state (sarebbero state, ndr) le richieste di accesso agli atti, tutte negate o parzialmente eseguite (a detta dello scrivente, ndr).  Ma ora, dal 20 febbraio scorso, si potrebbe finalmente far luce sull’intera vicenda legata al lido in questione.

Tutto nasce (asserisce lo scrivente, ndr) da una Scia, presentata nell’aprile 2014, dal titolare di una concessione demaniale, finalizzata all’ampliamento di uno stabilimento balneare di Lido .

Si ricorda che lo stabilimento era stato oggetto di furti e atti dolosi, tutti prontamente denunciati e di ben due incendi, durante la gestione dei coniugi Grampone oltre a un precedente incendio durante la gestione del titolare della concessione.

A seguito del secondo incendio, a causa del quale lo stabilimento fu completamente distrutto, i due imprenditori, con grossi sacrifici personali, lo ricostruirono per come gli era stato consegnato dal titolare della concessione demaniale.

Dopo complesse indagini e numerose cause  , gli imprenditori vennero dichiarati “vittime di racket “.

Intanto in questi anni, ai coniugi sono stati imputati abusi edilizi, sulla base di “carte” e progetti depositati alla Pa.

Peccato però che, a oggi, quelle carte, non solo non sono (sarebbero, ndr) mai state fatte vedere ai coniugi Grampone, quanto addirittura non sono (sarebbero, ndr) mai state esibite in nessun Tribunale, ultimo dei quali il Tar Calabria.

A questo punto ci si dovrebbe chiedere se esistano o meno.

E se esistono, perché non sono state esibite (sarebbero, ndr) all’autorità giudiziaria?

E ancora: se esistono perché non consegnarle a chi ha ottenuto il riconoscimento di un diritto attraverso una sentenza dello Stato?

E se esistono perché procedere con la nomina di un commissario ad acta per la verifica e la consegna delle documentazioni?

Ma ancora più grave sarebbe la vicenda se le carte non dovessero esistere oppure non fossero mai esistite (è l’interrogativo che si pone sempre lo scrivente, ndr)

Basti pensare al fatto che lo stabilimento balneare, in nome di presunti abusi è stato più volte chiuso, posto sotto sequestro ed è stato oggetto di sanzioni amministrative, fino a decretarne la definitiva chiusura nel pieno della stagione estiva con l’apposizione dei sigilli.

Il tutto creando imbarazzo e frustrazione nei titolari, grossissimi disagi ai clienti che avevano gli ombrelloni presso la struttura ed eliminando dall’offerta turistica una delle migliori proposte estive nel settore ristorazione e divertimento, della città di Catanzaro e non solo.

Senza contare che, in questi anni, Grampone Aniello (detto Nello) e sua moglie Matilde Talotta hanno dovuto subire cause civili e penali di ogni genere, con danni economici e di immagine incalcolabili proprio sulla base di quei documenti a tutt’oggi negati (questa la tesi dello scrivente, al momento però non acclarata dall’autorità giudiziaria, ndr).

Alla luce di quanto detto, ecco perché si contesta la nomina del commissario ad acta e la mancata esecuzione della citata sentenza del 20 febbraio.

Ma noi ci chiediamo quale buona Amministrazione, di destra o di sinistra, non facilita il godimento di un diritto a un suo cittadino?

E un Ufficio, prima di prendere decisioni così gravose per chi le subisce, non si accerta della regolarità di tutti i documenti?

Mi viene molto difficile pensare che i comportamenti della nostra Amministrazione possano essere stati dettati da motivi non afferenti allo specifico procedimento.

Altrimenti sarebbero i principi di buon andamento e trasparenza collaborazione, ai quali si dovrebbe sempre ispirare la Pa nell’esercizio della sua attività, a essere violati.

Il sindaco di questa città dia dunque risposte convincenti a una famiglia catanzarese caduta nella frustrazione quotidiana ,per aver perso tutto ciò che era stata in grado di costruire.

Segretario regionale MRE ( Movimento dei Repubblicani Europei )
Dott. Carlo Piroso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *