La nostra 38. foto, nell’occasione senza testo ma con commento della settimana (consueta rubrica domenicale di https://irriverentemente.com/), più che ironica, stavolta, è sarcastica.
Perché chi mai avrebbe potuto pensare, in una città come Catanzaro, che all’inaugurazione dell’Aula Rossa di Palazzo De Nobili (la casa dei cittadini tutti, dunque anche dei non cattolici per la verità) sarebbe stato negato al vescovo del capoluogo in carica, Claudio Maniago, di benedire il luogo fisico della stessa casa comunale?
Ma la spiegazione è semplice e va ricercata nel furore carrieristico del duo Nicola Fiorita-Gianmichele Bosco.
Sindaco e presidente del consiglio comunale, che non hanno fatto questo né in ossequio all’ideologia (sono in realtà due signori nati nella bambagia, lontani anni luce dal vero “socialcomunismo” che al massimo possono scimmiottare) né a una solida convinzione personale.
In particolare per quanto riguarda Fiorita, che è una sorta di cattocomunista alla Matteo Renzi, quindi lontano anni luce da qualsivoglia forma di estremismo e semmai molto concentrato “sull’affarismo” politico a cui non gioverebbe di certo un rapporto conflittuale con la Chiesa.
Ma proprio per quanto detto fin qui, Bosco e Fiorita sanno bene (da persone scaltre quali sono) che hanno una specie di data di scadenza appiccicata sulla schiena
Simile a quella di uno yogurt. Che una volta finito il tempo per la consumazione, se non mangiato prima, va tolto dal frigo e inesorabilmente gettato via.
E la coppia in questione, tra un anno e mezzo circa, sarà analogamente tolta dalle poltrone da chi gli subentrerà, senza possibilità di… proroghe. Salvo una mano dall’alto: da Roma, per l’esattezza.
O meglio ancora: dalle segreterie di Pd e Avs, che li possono (ri)pescare in qualche modo: uno in Parlamento e l’altro chissà dove.
Ecco perché gli servono polemiche e risonanza mediatica, meglio ancora se extraregionale. In maniera tale da costruirsi un valido curriculum.
Una “carta d’identità” del perfetto… comunista, in sostanza. Di figli dei tempi moderni e seguaci indefessi del politicamente corretto: una roba, ancorché machiavellica, da “actors studio”.
Un passaporto, per così definirlo, farlocco ma che potrà tornare molto utile al momento opportuno per non dover abbandonare per sempre il… suadente velluto di poltrone pubbliche ottenute sì quasi per caso, però a cui non si è più disposti a rinunciare per niente e nessuno al mondo.