Francesco Di LietoFrancesco Di Lieto

Riceviamo e pubblichiamo

Immaginate una donna di oltre settant’anni anni, sola in casa, che nel silenzio della propria abitazione vede la propria serenità sgretolarsi sotto i colpi di un citofono che suona a un’ora insolita. Non è un parente, non è un amico: è un funzionario mandato a riscuotere l’impossibile.

Quello che oggi è accaduto è una storia che potrebbe riguardare chiunque: basta un momento di difficoltà, una spesa imprevista o un prestito concesso con troppa leggerezza, e la propria vita privata finisce improvvisamente sotto assedio.

Il Codacons denuncia un caso emblematico che scoperchia un calderone di prassi ai confini della legalità.

Una anziana donna è stata bersagliata da un crescendo di pressione: prima una pioggia di messaggi, anche vocali, poi, oggi dopo le ore 13, il “blitz” domiciliare di un funzionario di una nota finanziaria. L’incaricato, dopo aver esercitato la propria pressione sulla donna, è sparito nel nulla, arrivando a bloccare il numero di telefono dei familiari per sottrarsi a ogni richiesta di spiegazione.

Sull’episodio interviene con una denuncia il Codacons: “Siamo davanti a un paradosso atroce: colossi finanziari che si presentano con il sorriso quando devono erogare prestiti palesemente insostenibili, ma che si trasformano in ombre minacciose quando quel credito diventa difficile da incassare.

Entrare nel domicilio di una persona vulnerabile ignorando le richieste di rateizzazione, e poi avere la viltà di bloccare il telefono per non rispondere delle proprie azioni, non è recupero crediti: è sciacallaggio.

Nell’indifferenza generale, queste condotte stanno diventando la norma. Si gioca sulla paura e sulla vergogna delle persone per strappare l’ultimo centesimo. Ma la dignità non è pignorabile” – sostiene Francesco Di Lieto del Codacons.

“Abbiamo provveduto a chiedere conto all’azienda di questo comportamento da parte dei propri funzionari.

Porteremo questo “metodo” in Procura e al Garante della Privacy: non è solo una battaglia per una singola pensionata, è una battaglia di civiltà per impedire che la casa di un cittadino diventi terreno di caccia per esattori senza scrupoli” – prosegue Di Lieto.

Il Codacons evidenzia come queste pratiche attecchiscano grazie alla vergogna delle vittime, che spesso scelgono di non parlare. Ma la strategia del “contatto asimmetrico” — ovvero bombardare di messaggi e poi rendersi irreperibili bloccando i numeri — è il segnale chiaro di una condotta illecita.

Il Codacons, al fine di supportare chiunque si trovi in condizioni di vulnerabilità economica, stila i punti fondamentali per reagire:

L’INVIOLABILITÀ DEL DOMICILIO: Gli incaricati del recupero crediti sono privati cittadini, non pubblici ufficiali. Non hanno alcun diritto di entrare in casa vostra senza il vostro esplicito consenso. Se la pressione diventa insistente, non aprite la porta e contattate immediatamente le Forze dell’Ordine.

IL DIRITTO AL SILENZIO: Non siete obbligati a rispondere a interrogatori telefonici o a fornire dettagli sulla vostra vita privata. Se siete assistiti da un legale o da un’associazione, pretendete che ogni comunicazione avvenga esclusivamente con i vostri rappresentanti.

IL “MURO” DELLE PROVE: Non cancellate nulla. Conservate screenshot dei messaggi, salvate i vocali e tenete traccia dei numeri che vi hanno bloccato dopo avervi contattato. Questi elementi sono prove fondamentali per denunciare molestie o violazioni della privacy.

REAGIRE ALLA VERGOGNA: Il debito non è una colpa che giustifica il sopruso. Denunciare condotte aggressive è l’unico modo per fermare un sistema che si nutre del silenzio e della solitudine delle vittime.
Nessuno può pensare di agire al di sopra delle regole e della dignità umana.

Referendum

Diffida formale di un gruppo di cittadini ai presidenti Occhiuto e Cirillo.

Il messaggio è chiaro: la Regione ha 24 ore per sbloccare il referendum sullo Statuto o la battaglia si sposterà in Procura.

Al centro della contestazione c’è l’ostruzionismo sulla richiesta per l’esercizio di un diritto costituzionale diretto, depositata il 30 marzo ma ancora chiusa nei cassetti per impedire la raccolta delle firme.

Con quell’istanza, i cittadini chiedono l’indizione di un referendum confermativo (ex art. 123 Cost.) per sottoporre al voto popolare le recenti modifiche dello Statuto: l’obiettivo è annullare le leggi che hanno istituito nuove figure politiche e aumentato i costi della macchina regionale, restituendo agli elettori l’ultima parola sulle regole fondamentali della Calabria.

Durissimi gli interventi dei relatori. Francesco Di Lieto è stato categorico. Come Santo Gioffrè e Marinella Pucci.

L’azione legale e l’ultimatum Dalla serata di Lamezia è emerso un mandato chiaro: non restare a guardare mentre il diritto al voto viene sequestrato dalla burocrazia.

La diffida denuncia come la Regione sia stata “fulminea” nel varare nuove cariche e rimborsi, ma risulti oggi “paralizzata” quando deve garantire ai cittadini-elettori di esprimersi come previsto dall’art. 123 della Costituzione.

“La democrazia non è un favore concesso dalla Giunta e lo Statuto non è proprietà privata di chi occupa il Palazzo”, concludono i cittadini.

Se entro domani il protocollo referendario non sarà pubblicato sul Bollettino Ufficiale, il Comitato procederà per omissione di atti d’ufficio.

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