Compito di qualunque buon giornalista è mettere in fila i fatti. Anzi, per meglio dire, come ricordava a noi, giovani cronisti di metà anni Duemila non certo di adesso purtroppo, un grande esponente della sinistra locale (Rosario Olivo), “i fatti sempre separati dalle opinioni”. Motto reso celebre in Italia da Lamberto Sechi. Che giusto per la cronaca era (essendo scomparso ormai 15 anni fa) solo omonimo (benché collega) dell’attuale direttore responsabile di Libero e peraltro ex portavoce, per un breve periodo, della premier Giorgia Meloni. Senza contare che Lamberto era definito uomo di sinistra moderata e quindi non certo un “reazionario”. Ergo… .

Basta chiacchere da parte nostra, iniziamo a mettere in fila i… famosi fatti

Non perdiamoci in chiacchiere. Ma prima di procedere con le domande (retoriche) agli amici del Pd (locale)… ufficiale (leggi qui: https://irriverentemente.com/?p=28243), ecco un’ulteriore breve premessa. Chi fa domande retoriche, avanza interrogativi propri di una figura che pone un quesito non per ricevere informazioni. Bensì per affermare qualcosa, implicando una risposta ovvia o predeterminata (spiegazione banalmente rinvenibile su Google). Posizione, quest’ultima, che è proprio la nostra. Già cristallizzata, dunque. Ma magari sbagliata, per carità. Salvo però avere un’alternativa convincente nel delineare la gestione attuale dei dirigenti Dem del territorio rispetto alla presunta crisi determinatasi al Comune di Catanzaro. Una crisi, tra mille virgolette, innescata dalle ventilate dimissioni da parte di 15, o forse 14, consiglieri (all’atto pratico solo annunciate, perché sì firmate davanti a un notaio, e quindi un pubblico ufficiale, ma realmente tali solo se non revocate in un secondo tempo). Al momento, quindi, improduttive di effetti. Ma tali da… far ballare un sindaco a cui è nientemeno dato mandato di “rimettere in sesto la città”, dicono sempre i Democrat.

Sotto con le nostre domande retoriche

Ebbene, tralasciando pure quanto appena scritto, ecco la prima domandina: una minaccia (in termini squisitamente politici, sia chiaro!) di un numero neppure sufficiente a produrre conseguenze concrete (salvo il forfait dei consiglieri di cui sopra, dopo la conferma di volersi dimettere) come può destabilizzare un’Amministrazione, sulla carta, di segno completamente opposto? E in termini ancora più semplici: se la crisi in Comune è “una partita di potere, interna alla destra”, come asserito dai Dem stessi in una nota stampa diramata qualche giorno fa e non da noi, perché a “rischiare la poltrona” è appunto un sindaco di sinistra? Ed ancora: se il primo cittadino va avanti con voti non… suoi, che tipo di governo dirige?

Ecco il profilo, incontestabile, del “governissimo” che dovrebbe rimettere in sesto la città

Quello che dovrebbe rimettere in sesto la città con 14 o 13, escludendo per un attimo dal novero dei dimissionari destrorsi il prof Valerio Donato (che è e resta un fiero comunista) e il “suo compagno” Fabio Celia, appare dunque una sorta di… governissimo del fritto misto. Che dovrebbe salvare città, avendo contro 12 o 13 consiglieri di opposizione (anche ideologica, per così dire, esclusi Donato e Celia, di sinistra, tuttavia antifioritani). A cui se ne aggiungono altri 7 o 8 (e ci teniamo bassi, non contando il Democrat di… ritorno Antonio Barberio e i “filogovernativi” Jonny Corsi e Rosario Mancuso) eletti tutti dopo una calda campagna elettorale condotta a spron battuto contro la sinistra e Nick. Ci riferiamo ai vari Gianni Costa, Manuela Costanzo, Manuel Laudadio, Rosario Lostumbo, Giulia Procopi, Tommaso Serraino (sì eletto con Fiorita, ma ormai dato per vicino a Fratelli d’Italia, ma se volete levate dal conto pure lui) e Raffaele Serò. Computo che già la metà basta e avanza!

Finita qui? Neppure per sogno!

Ci pare di aver riepilogato tutti i fatti, o quasi, come ci eravamo ripromessi all’inizio. Salvo aggiungere che senza ricorrere al “trucchetto” delle liste civiche, uniche in lizza alle Amministrative catanzaresi del giugno 2022 non essendo stati presentati pressoché tutti i simboli di partito, nell’elenco che vi abbiamo fatto dei pro Fiorita ci sarebbero ben 3 “leghisti”, 2 consiglieri 4 anni fa in corsa nel fronte allestito da Claudio Parente e Mimmo Tallini per Antonello Talerico sindaco, e qualche “recente forzista o meloniano”. Ergo, ribadiamo nel chiudere un’ultima domanda: sebbene si tratti di un governo locale e per giunta di una realtà che non è certo lontanamente paragonabilea a quelle dj Roma, Milano, Napoli, Firenze, Bologna, Palermo e così via, è questo il rinnovamento propugnato dala lìder maxima del Pd e del vero cambiamento nel Paese Elly Schlein? È questo dunque il messaggio politico che lanciano i Democrat, seppur da una delle… estreme province dell’impero, al resto d’Italia?  Non è che, per caso, il discrimine tra asseriti “fascisti” è tra quelli buoni salva-mandato e quelli cattivi non… propensi agli accorduni? A voi, cari amici Dem e soprattutto lettori, le conclusioni.

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