Francesco Di LietoFrancesco Di Lieto

Riceviamo e pubblichiamo

“Ho appena lasciato il protocollo di Palazzo Campanella. Un minuscolo timbro su di un foglio, che però può pesare come un macigno contro chi pensa che la Calabria sia un feudo.

Mentre fuori le persone sono costrette a fare i conti con una Sanità a pezzi e servizi da terzo mondo, nel palazzo il lavoro ferve.

Si lavora alacremente per moltiplicare le poltrone, per allargare il cerchio dei privilegiati.

È uno spettacolo iche non ha colore politico, perché avviene nel silenzio complice di chi dovrebbe gridare e invece sussurra.

C’è una politica, anche quella della cosiddetta opposizione, che proprio come cantava Fabrizio De André: “Si costerna, s’indigna, s’impegna / Poi getta la spugna con gran dignità”.

Ecco, in questo teatro dell’assurdo, c’è chi non ci pensa proprio a gettare la spugna.

E così abbiamo deciso di usare l’unica arma che ci è rimasta: la Costituzione.

Abbiamo infatti attivato l’art. 123 per dire che lo Statuto non è una cosa da modificare a piacimento.

Proveranno a respingerci con un cavillo, usando una legge regionale scritta su misura per disarmare i cittadini.

Ma non è solo un abuso democratico: è un’operazione che potrebbe configurare un danno erariale.

Mentre tagliano i servizi essenziali, blindano milioni di euro per pagare nuove indennità e staff.

Se pensano di usare i soldi dei calabresi per aumentare il consenso interno, sappiano che dovranno risponderne davanti alla Corte dei Conti.

È amaro dover arrivare a tanto per difendere le basi della democrazia, da chi dovrebbe… rappresentarla.

È amaro dover prendere atto che il sistema ha provato a blindare la moltiplicazione delle poltrone, mentre le “opposizioni” già si fregavano le mani pensando a come potercisi sedere sopra in futuro.

Non permetteremo che il futuro della Calabria possa riservare di pagare il conto di questa moltiplicazione delle poltrone.

Ogni centesimo, ad esempio sottratto alla Sanità per foraggiare nuovi sottosegretari, è per noi un insulto che porteremo in ogni sede giudiziaria.

La “furbizia legislativa” non basterà a coprire lo spreco di denaro pubblico.

Usciamo da questo palazzo con sollievo e torniamo nelle strade.

Ora serviranno le firme di tutti, per decidere se questa terra ha più bisogno di assessori o di dignità.

Se qualcuno pensava di aver già vinto, ha fatto male i suoi conti.

Potete blindare le poltrone, ma non potete blindare la Costituzione.

Francesco di Lieto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *