Riceviamo e pubblichiamo
Il Codacons ha trasmesso alla Procura della Repubblica di Lamezia Terme (Cz) e, per conoscenza, alla Regione, una formale istanza nell’ambito dell’inchiesta (leggi qui: https://irriverentemente.com/catanzaro-lucravano-da-protesi-acustiche-spesso-non-necessarie-con-complicita-3-medici-lo-ritiene-procura-lamezia-t-cz-che-ha-sequestrato-varie-aziende-del-settore/) sulla presunta maxi truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale legata alla fornitura di protesi acustiche.
L’iniziativa nasce dagli sviluppi di un’indagine che ha portato al sequestro preventivo d’urgenza di tre società e ipotizza un presunto sistema illecito finalizzato a ottenere rimborsi pubblici indebiti: una presunta truffa costruita su pratiche false, visite fantasma e protesi acustiche fornite anche a chi non ne aveva bisogno.
Secondo l’ipotesi accusatoria, il meccanismo si sarebbe fondato su migliaia di pratiche sospette, visite specialistiche mai effettuate, esami inesistenti e documentazione sanitaria falsa, con conseguenze gravi non solo per le risorse del servizio sanitario, ma anche per la tutela della salute dei cittadini.
Il quadro emerso è particolarmente allarmante perché, sempre secondo l’impostazione investigativa, in alcuni casi sarebbero state prescritte o fornite protesi acustiche anche a soggetti privi di reali patologie uditive, con possibili effetti dannosi per i pazienti e un gravissimo vulnus alla credibilità del sistema sanitario pubblico.
Di fronte a una vicenda di tale gravità, il Codacons chiede che venga valutata, nei limiti consentiti dall’ordinamento, ogni misura utile ad assicurare che le somme eventualmente recuperate possano tradursi in un concreto ristoro per la collettività.
Per questo il Codacons ha chiesto, da un lato, di verificare se gli eventuali utili netti prodotti nel corso della gestione giudiziaria delle società sottoposte a sequestro possano essere accantonati per finalità di ristoro sociale; dall’altro, ha invitato la Regione Calabria a manifestare la volontà di costituirsi parte civile e ad adottare un protocollo d’intesa, o altro atto idoneo, per destinare le somme definitivamente recuperate al potenziamento del Reparto di Oncologia dell’ospedale di Lamezia Terme.
“Qui non siamo davanti a una semplice vicenda amministrativa, ma a un fatto che, se confermato, colpisce la parte più sacra dei diritti dei cittadini: la salute”, dichiara Francesco Di Lieto del Codacons. “Se qualcuno ha pensato di fare affari sulla pelle dei malati e sulle fragilità delle persone, la risposta delle istituzioni non può essere tiepida, burocratica o distratta”.
“Non basta accertare eventuali responsabilità. Non basta sequestrare. Occorre restituire al territorio ciò che gli è stato tolto. Il denaro eventualmente sottratto alla sanità deve tornare alla sanità, in modo trasparente, verificabile e con una destinazione chiara: cure, tecnologie, macchinari, assistenza”.
“Per questo chiediamo un’assunzione di responsabilità immediata anche da parte della Regione Calabria.
Non servono formule di rito, ma atti concreti. Se sarà confermato un danno alla sanità pubblica, quelle risorse non possono disperdersi nei capitoli indistinti della burocrazia: devono diventare un segnale forte e visibile di giustizia riparativa per il territorio lametino”.
“Destinare le somme recuperate all’Oncologia di Lamezia significherebbe compiere una scelta di verità e di giustizia: trasformare una pagina oscura della sanità in un aiuto reale per chi combatte ogni giorno la malattia. Questo chiediamo. Ed è su questo che misureremo la serietà delle istituzioni”.
La richiesta del Codacons rispetta le indagini in corso e il principio di presunzione di non colpevolezza, ma chiede con forza a tutte le istituzioni coinvolte una scelta chiara, trasparente e responsabile.
La Calabria ha bisogno non solo di giustizia, ma di una giustizia utile: riportare alla sanità, e in particolare all’Oncologia di Lamezia, le risorse che dovessero essere recuperate da questa vicenda.