Cara sinistra ti scrivo… così ti avviso un po’. E sì, l’abbiamo “storpiata”, per il nostro tornaconto, questa poesia in musica del Maestro Dalla. Ma, in questi giorni dell’anno, l’occasione di prenderne in prestito mezza strofa, per farci fare una… strana cosa, era troppo ghiotta. Perché tocca proprio a noi, di destra, ma senza interessi da perseguire, vedasi mancata strumentalizzazione dell’attacco razzista a città dei “comunisti” di Fanpage (leggi qui: https://irriverentemente.com/?p=26468), far riflettere la sinistra catanzarese. Certo, sempre ammesso esista e sia desiderosa, come sembra, di affrancarsi dal  “compagno-portaborse” Fiorita. Un sindaco che, almeno allo stato, non si vede il motivo per cui il governatore Roberto Occhiuto e soprattutto uno come il “vice” Filippo Mancuso (tra poco spiegheremo il perché dal canto suo invece non amato da una parte importante della destra a livello locale) dovrebbero cambiare. Forse persino nel 2027, quando si tornerà a votare per le Comunali anche a Catanzaro.

Manca ancora tanto, ma le elezioni per la sinistra locale potrebbero essere la Morte a Venezia della sinistra

Certo, un anno e mezzo in politica equivale a un’era geologica. E di acqua sotto i ponti ne scorrerà ancora tanta, tantissima. Ma Nick, intanto, risponde al meglio a determinate esigenze per cui vanta perfetti requisiti. Lo sa bene pure lui e al vertice della Regione lo asseconda e accontenta in tutto, dandogli zero problemi. Tanto che, quando le cose vanno bene, fa l’inchino verso la Mecca di Germaneto e condivide i meriti con i munifici capi della Cittadella. Mentre, allorché vanno male, fronteggia da par suo, ovvero da muro di gomma qual è, anche le critiche più feroci con noncuranza e faccia di bronzo, lasciando mortificare la sinistra a tutto vantaggio della destra. Che vive dunque la propria atroce… Morte a Venezia. Costretta cioè a inseguire, a Catanzaro, un’ipotetica vittoria che non trova mai. E quando pure, miracolosamente, la trova, viene subito messa… sotto tutela della destra. Basta pensare al Fiorita attuale, come premesso eterodiretto da Mancuso e Occhiuto, o al comunista Valerio Donato, con tutta la parte opposta alla sua a supporto, della campagna elettorale. Una sorta di maledizione, insomma. Che sembra destinata a perpetuarsi. Salvo, i “comunisti di città” non facciano il miracolo.

Ma cosa fa invece la destra?

Ma a destra, che accade? Mancuso sogna da sindaco, in particolare per troneggiare sulla roccaforte Lido e dare risposte attesa da tempo a un’élite cittadina che non aspetta altro di potersi definitivamente fiondare su Marina e dintorni a caccia di affari d’oro. Ma, allo stato almeno, ha un problema: non scalda i cuori di vari maggiorenti della sua fazione a livello locale. Di cui non è certo nelle grazie. Tanto da lavorare a una contromossa mica da ridere per farla pagare ai… dispettosi alleati che non lo sopportano e supportano più di tanto (leggi qui: https://irriverentemente.com/catanzaro-si-lavora-a-la-cosa-tra-guerriero-pitaro-altri-big-nomi-e-n-genesi-ma-vediamo-cosa-potrebbe-essere-a-chi-serve-e-in-quale-caso-vincera-facendo-saltare-la-logica-delle-coalizioni/). Insomma per il buon Filippo se non è proprio “dopo di me, il diluvio” è “senza di me, un Fiorita”.

La guerra per diventare il nuovo re politico della città

La guerra per diventare il nuovo re politico della città non include, come si potrebbe invece pensare, la potente Wanda Ferro. Perché sempre più distratta da questioni romane e proiettata, in caso di bis meloniano nel ‘27, verso una poltrona ministeriale. Ma non solo per questo. Ferro, infatti, nel capoluogo non è radicatissima in termini di consenso elettorale e leadership, cose assai diverse dalla simpatia e stima che pure riscuote. Stesso dicasi ancora per un Marco Polimeni, fresco di designazione alla presidenza della commissione regionale antindrangheta, che però culla tuttavia la malcelata ambizione di diventare il politico più influente del capoluogo. Che non vuol dire esserne sindaco o diventare governatore o andare al Governo. È una cosa diversa. Ecco il motivo per cui, dunque, Polimeni vorrebbe, se non sbarazzarsi, quantomeno ridimensionare Mancuso. Non assurdo, quindi, vedere già una rivalità tra i due come quella passata tra Mimmo Tallini e Piero Aiello (nel tempo diventati prima grandi alleati e poi amici). Una competizione che nel prossimo futuro potrebbe trasformarsi in una sorta di lotta per il titolo di Re della Città, magari con un Polimeni sornione. Pronto a mandare ai… giardinetti della politica Mancuso, così come fatto negli anni scorsi proprio con i citati Aiello e, soprattutto, Tallini.

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