Riceviamo e pubblichiamo
Antonio Lomonaco, stimato penalista della città e da sempre anche insieme al padre Massimo (ex assessore comunale) e al mentore professionale Arturo Bova vicino (anche di famiglia acquisita ormai) a influenti ambienti politici locali con Filippo Mancuso e Marco Polimeni in testa, vuol legittimamente proprsi quale garante nazionale delle vittime di reato. Noi lo scrivemmo già un anno fa (leggi qui: https://irriverentemente.com/roma-ottimo-risultato-per-garante-lomonaco-che-incontra-senatrice-minasi-a-p-madama-per-sostenere-proposta-legge-regione-calabria-su-istituzione-figura-nazionale-per-vittime-reato/ e qui: https://irriverentemente.com/catanzaro-lomonaco-punta-sempre-piu-a-incarico-nazionale-garante-vittime-reato-e-dopo-incontro-con-minasi-appoggia-ora-progetto-dafne/).
Riceviamo e pubblichiamo
La giustizia non può essere solo codici, termini e tecnicismi. Deve avere un volto, una voce, una presenza.
È questo il messaggio netto che arriva dall’intervista rilasciata ad Affari Italiani dall’avv. Antonio Lomonaco, Garante regionale per la tutela delle vittime di reato della Calabria – prima Autorità istituita in Italia -, che torna a porre al centro del dibattito pubblico una questione troppo spesso rimasta ai margini: la condizione delle vittime.
“Esiste ancora una distanza troppo ampia tra lo Stato e chi subisce un reato”, afferma Lomonaco.
Una distanza che non si colma con le sole norme, ma con strumenti concreti, accessibili e capaci di accompagnare davvero le persone nel momento più difficile.
Da qui la proposta: istituire un Garante nazionale per le vittime di reato.
Non un nuovo livello burocratico, ma un punto di riferimento chiaro. Una figura capace di coordinare le esperienze territoriali, vigilare sull’effettiva applicazione delle tutele e, soprattutto, restituire alle vittime un interlocutore certo.
La Calabria, in questo percorso, è già un passo avanti.
L’esperienza del Garante regionale ha dimostrato che un approccio fondato su ascolto, accompagnamento e prevenzione può funzionare. In questi anni è stata costruita una rete concreta tra istituzioni, forze dell’ordine, scuole e associazioni, trasformando un ruolo spesso percepito come formale in un presidio reale di legalità e vicinanza.
Il punto, però, è più profondo.
“La sicurezza non è solo repressione”, sottolinea Lomonaco. È anche — e soprattutto — capacità dello Stato di prendersi cura. Di esserci. Di non lasciare sole le vittime dopo il reato.
Per questo l’appello al Parlamento è diretto: serve un atto di maturità istituzionale trasversale.
Istituire un Garante nazionale significa riconoscere che la giustizia non si esaurisce nell’accertamento delle responsabilità, ma si completa nella tutela concreta di chi quelle conseguenze le vive ogni giorno.
E proprio dalla Calabria arriva oggi un segnale chiaro al Paese.
Perché dietro ogni fascicolo non ci sono solo atti. Ci sono persone.
E una giustizia che vuole essere davvero tale non può limitarsi a funzionare. Deve saper anche prendersi cura.
