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PREMESSO che i provvedimenti adottati in fase investigativa e/o dibattimentale non implicano alcuna responsabilità dei soggetti sottoposti ad indagini ovvero imputati e che le informazioni sul procedimento penale in corso sono fornite in modo da chiarire la fase in cui il procedimento pende e da assicurare, in ogni caso, il diritto della persona sottoposta ad indagini e dell’imputato a non essere indicati come colpevoli fino a quando la colpevolezza non è stata accertata con sentenza o decreto penale di condanna irrevocabili.

Si è conclusa la fase delle indagini preliminari eseguita dai finanzieri del Gruppo di Lamezia Terme coordinati dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme, che ha disvelato l’esistenza di un’associazione a delinquere finalizzata a perpetrare una truffa aggravata ai danni dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro.

Sono 16 i soggetti rinviati a giudizio al termine delle investigazioni condotte dalle Fiamme Gialle lametine, che hanno permesso di riscontrare l’esistenza di un sistema illecito diffuso finalizzato a lucrare indebitamente sui rimborsi riconosciuti dalla azienda sanitaria per l’acquisto di presidi e ausili, attraverso la presentazione al distretto sanitario lametino di prescrizioni “prefabbricate ad hoc” risultate false.

A beneficiare di tale meccanismo fraudolento sono state aziende operanti nello specifico settore, che hanno ottenuto illecitamente rimborsi non dovuti.

Le indagini hanno accertato che gli indagati si sarebbero adoperati per predisporre i moduli prescrittivi con l’intestazione del Distretto Sanitario lametino, inserendovi, oltre al presidio/ausilio, la diagnosi ed il relativo piano terapeutico, sostituendosi di fatto ad uno specialista ed effettuando la compilazione del documento, apponendovi timbro e firma contraffatti di ignari medici specialisti ovvero facendo sottoscrivere le prescrizioni già compilate da 2 specialisti compiacenti, in servizio presso il Polo Sanitario Territoriale ed il Presidio Ospedaliero di Lamezia Terme.

Le false prescrizioni sarebbero 270, con un potenziale danno al servizio sanitario pubblico di circa 300 mila euro

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