Riceviamo e pubblichiamo

Oggi alle ore 11 presso la sede Cgil Calabria in via Massara 22, il Coordinamento Donne Cgil Calabria, guidato dalla Segretaria Cgil Calabria Celeste Logiacco, inaugurerà una panchina rossa, simbolo della lotta contro la violenza di genere, a monito permanente contro ogni forma di abuso e discriminazione.

Un gesto concreto di memoria ed impegno attraverso il quale le donne della Cgil Calabria, nella giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, intendono sensibilizzare sul tema della violenza di genere.

E avviare una serie di iniziative volte ad incidere su un fenomeno drammaticamente attuale, i cui numeri non si arrestano ma, al contrario, aumentano.

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Nella giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne il Coordinamento Donne Cgil Calabria ha inaugurato presso la sede regionale del sindacato a Catanzaro una panchina rossa in memoria di tutte le donne vittime di femminicidio, monito di responsabilità è impegno affinché si creino le condizioni culturali per respingere o reprimere sul nascere la violenza di genere.

L’inaugurazione, voluta dal Coordinamento Donne della Cgil Calabria guidato da Celeste Logiacco, è avvenuta nella sede regionale di Catanzaro (intitolata alle donne vittime di ‘ndrangheta). All’iniziativa hanno partecipato il Collettivo Aurora e l’Anpi, oltre che una folta delegazione della Cgil composta da uomini e donne.

Ad intervenire per la Cgil Calabria, oltre alla Segretaria Logiacco, il Segretario Luigi Veraldi.

“Questa panchina rossa testimonia e rappresenta il nostro impegno concreto e costante nella lotta contro la violenza sulle donne.

Con questo gesto simbolico riaffermiamo la necessità di mantenere alta l’attenzione su un fenomeno drammatico che continua a richiedere responsabilità collettiva, collaborazione e azioni costanti”, afferma Celeste Logiacco.

“Vogliamo ricordare – aggiunge – ogni donna che ha perso la vita per mano di chi diceva di amarla, sostenere chi ha subito violenza e dare voce a chi ancora oggi fatica a essere ascoltata perché la prevenzione e il rispetto partono da ciascuno di noi.

La panchina rossa è un monito e al tempo stesso un invito a riconoscere i segnali della violenza, a sostenere le vittime, a promuovere la cultura del rispetto e della parità, un invito a non voltarsi mai dall’altra parte e a scegliere, ogni giorno, l’amore che protegge e non quello che ferisce e uccide”.

“Per il Coordinamento Donne e la CGIL Calabria è necessario agire sulla cultura del rispetto, dell’ascolto e della prevenzione, promuovere la libertà e l’emancipazione delle donne attraverso la loro piena partecipazione alla vita economica, politica e sociale del Paese, con investimenti mirati e adeguati per migliorarne la condizione di vita e di lavoro.

Abbiamo – conclude Logiacco – il dovere di rompere il silenzio e di educare le nuove generazioni alla non violenza: insieme possiamo costruire un futuro in cui nessuna donna debba più temere per la propria libertà e la propria vita.”

Questo non è amore

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre), prosegue l’impegno della Polizia di Stato nella campagna permanente “…questo NON è AMORE”, realizzata dalla Direzione Centrale Anticrimine.

Le azioni realizzate dalla Polizia di Stato in tale ambito rappresentano un importante impegno istituzionale per il contrasto alla violenza di genere, nell’ottica di contribuire alla realizzazione di un cambiamento culturale più ampio che riguardi l’intera società.

Sul tema della violenza di genere c’è la consapevolezza che molte donne, anche in situazioni di pericolo, non denunciano per paura, per vergogna o per mancanza di fiducia nelle istituzioni.

L’iniziativa “…questo NON è AMORE” intende smontare gli stereotipi e le false credenze legate alla violenza nei confronti delle donne, portando le forze dell’ordine direttamente tra la gente, nei luoghi pubblici con una presenza visibile e rassicurante, fatta di ascolto, accoglienza e informazione.

Ogni anno, le Questure organizzano numerosi eventi di sensibilizzazione sul territorio nazionale dove si registra una consistente partecipazione della cittadinanza. Proprio grazie a questi incontri informali, è possibile rompere il silenzio e aiutare le donne a riconoscere i segnali di pericolo.

Nel corso degli incontri viene divulgato un opuscolo informativo (a livello cartaceo e digitale) che tratta in modo specifico i temi della violenza domestica e di genere garantendo una prevenzione concreta.

Nell’opuscolo si ricorda che uscire dalla spirale della violenza è possibile: per questo sono presenti numeri utili, indirizzi dei centri antiviolenza, strumenti normativi previsti dal legislatore, storie di donne che hanno trovato il coraggio di denunciare e molto altro ancora.

Per la 9^ edizione dell’anno 2025, il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, nella prefazione della brochure ricorda che “La violenza contro le donne non è mai un numero: è una vita violata, una dignità calpestata, un dolore che attraversa l’intera società.

Non possiamo limitarci a contarne i casi: ogni femminicidio è una ferita che riguarda tutti, istituzioni e cittadini, e che richiede una risposta corale e responsabile”.

Testimonial della nuova edizione è Michelle Hunziker che introducendo l’opuscolo afferma: “La tutela delle donne che si ottiene con l’applicazione delle leggi deve essere supportata da un profondo cambiamento culturale, che deve avvenire nella mente e nel cuore di tutti noi.

Per questo è importante sensibilizzare, specialmente i più giovani, e accompagnare le vittime di violenza verso il raggiungimento dell’indipendenza economica.

Denunciare non è un obbligo né una condanna, semmai un’opportunità. È il primo passo per essere, o tornare a essere, sicure, autonome, libere”.

Per questo motivo, “…questo NON è AMORE” rappresenta un progetto strategico che mira non solo a sostenere le vittime, ma anche alla sensibilizzazione della società nel suo complesso, promuovendo una cultura basata sul genere.

L’attività di prevenzione svolta dalla Polizia di Stato si rivolge anche agli autori delle violenze grazie all’impegno delle Questure, dei centri antiviolenza e degli ospedali che hanno reso operativo il Protocollo Zeus.

Al momento dell’esecuzione del provvedimento di Ammonimento del Questore, l’autore delle condotte viene informato della presenza sul territorio di centri specializzati che si occupano di offrire un percorso integrato sulla consapevolezza del disvalore sociale e penale delle condotte tenute.

In molti casi l’autore delle condotte che riesce a seguire il percorso psicologico riesce ad interrompere la spirale della violenza e gestire gli eventuali eventi successivi, evitando la recidiva.

Nell’ottica di favorire uno scambio costante di informazioni e competenze per un intervento integrato e multidisciplinare a tutela delle vittime, sono stati sottoscritti numerosi i protocolli di collaborazione tra la Polizia di Stato e la società civile per lo sviluppo di campagne di informazione e sensibilizzazione.

Le intese siglate prevedono l’attivazione di reti territoriali per un supporto immediato e coordinato posto a tutela non solo delle donne, ma anche dei figli esposti alla violenza subita dalle madri.

Inaugurazione sala audizioni protette per le vittime vulnerabili Il nido fenice

Oggi alle ore 13.00, in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, presso il Complesso Polifunzionale della Polizia di Stato, sito in Catanzaro, in Via Barlaam da Seminara, nr. 5, verrà inaugurata la Sala Audizioni Protette per le vittime vulnerabili “Il Nido della Fenice”.

Alla presenza del Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, On. Wanda Ferro, del Prefetto Vittorio Pisani, Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza e del Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto.

Alla cerimonia parteciperanno Autorità Istituzionali, civili e militari, referenti di centri antiviolenza e rappresentanti dell’Associazione Nazionale della Polizia di Stato.

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Oggi, nella Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, la Polizia di Stato rinnova il suo impegno nella prevenzione e nel contrasto alla violenza di genere, portato avanti negli anni con la campagna “Questo non è amore” e, grazie alla collaborazione con la Regione Calabria, realizza un ulteriore passo in avanti, con l’inaugurazione a Catanzaro della Sala audizioni protette per le vittime vulnerabili “Il Nido della fenice”, spazio dedicato all’ascolto di donne e minori. 

La cerimonia di inaugurazione si sta svolgendo presso il Complesso Polifunzionale della Polizia di Stato di Catanzaro, alla presenza del Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, Wanda Ferro, del Prefetto Vittorio Pisani, Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza e del Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto.

“Il Nido della Fenice” è un nome che parla da sé e che racchiude un messaggio profondo: il Nido rappresenta la protezione, la cura, il calore di un abbraccio simbolico; la Fenice rinasce dalle proprie ceneri. Così, in questa Sala di audizioni ogni persona fragile che vi entrerà potrà trovare forza, dignità e speranza e potrà rinascere da ciò che ha distrutto la sua serenità, in un ambiente accogliente e sicuro.

La Sala Audizioni Protette, su direttive della Direzione Centrale Anticrimine e su impulso di Ferro, è stata realizzata grazie alla collaborazione tra la Questura di Catanzaro e la Regione Calabria. È il frutto del lavoro corale di quanti hanno creduto in questo progetto mettendo a disposizione professionalità e passione.

L’Associazione Nazionale della Polizia di Stato ha donato giocattoli e materiale didattico per l’ascolto dei minori e Soroptimist International d’Italia ha offerto un contributo speciale con un Kit di prima necessità per le donne che si presenteranno in emergenza senza nulla al seguito.

Alla cerimonia di inaugurazione ed al taglio del nastro, con la benedizione dell’Arcivescovo Metropolita della Diocesi di Catanzaro-Squillace Mons. Claudio Maniago e del Cappellano della Polizia di Stato don Alessandro Nicastro, sono presenti Autorità Istituzionali civili, militari e religiose, rappresentanti dell’ANPS, delle organizzazioni sindacali e dei centri Antiviolenza con cui la Questura ha stipulato tre protocolli.

La violenza di genere non è un reato comune e si combatte in un contesto di multiattorialità, con la consapevolezza tradotta in informazione, conoscenza e formazione: prevenzione è la parola chiave.

É fondamentale che le vittime di violenza si rivolgano ai centri antiviolenza e alle Forze di Polizia; così come indispensabile è la segnalazione di chi viene a conoscenza di qualsiasi campanello d’allarme che possa ricondurre a episodi di violenza di genere.

Da oggi, la Questura di Catanzaro con l’apertura della Sala “Il Nido della fenice” intende incoraggiare le donne vittime di violenze domestiche, sessuali e stalking a rivolgersi con sempre più fiducia alla Polizia di Stato, nella convinzione che l’incontro avverrà in un ambiente confortevole, con personale qualificato ed empatico, senza timore né giudizio.

Rotary Rende

Il Rotary Rende celebra la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne con la narrazione di Arcangelo Badolati e di Daniela Macario, tra letteratura, cronaca e storia. 

Nei giorni scorsi, presso il Rotary Club Rende presieduto da Sergio Mazzuca, ha celebrato la Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che ricade il 25 novembre di ogni anno.

E lo ha fatto in modo originale, in un’atmosfera da caffè letterario, con l’incontro “Amore e violenza di genere: viaggio nel mondo delle donne, tra letteratura, cronaca e storia”, tra la narrazione di Arcangelo Badolati, i versi dell’attrice Daniela Macario e le musiche di Maria Grazia Tedeschi alla Viola, di Elide Costabile al Violino e di Marco Pio Porreca al Pianoforte.

Dopo i saluti istituzionali, Sergio Mazzuca ha introdotto l’incontro ricordando che “il tema della violenza contro le donne non è un problema privato, non è un fatto che accade lontano da noi.

Si manifesta nelle case, nei luoghi di lavoro, negli spazi pubblici, spesso silenziosa, spesso invisibile, ma sempre devastante. Dietro ogni statistica c’è un volto, una storia, una vita spezzata o ferita nel corpo e nell’anima.

Il Rotary, da sempre, si impegna per la tutela dei diritti umani e la dignità della persona. Questi valori non sono slogan, ma linee guida che si traducono in progetti concreti, in iniziative di prevenzione, supporto e sensibilizzazione.

Contrastare la violenza contro le donne significa educare al rispetto, promuovere relazioni sane, sostenere chi ha il coraggio di chiedere aiuto, creare una rete di protezione che renda possibile uscire dal silenzio, impegnarsi affinché ogni donna possa vivere libera dalla paura, libera dalla violenza, libera di essere sé stessa”.

Successivamente la serata è proseguita con la narrazione giornalistica e letteraria di Arcangelo Badolati, giornalista e scrittore, scandita dai versi dell’attrice Daniela Macario e dalle musiche dal vivo, che hanno incantato gli oltre 100 presenti creando un’atmosfera intima e suggestiva.

Badolati, con un racconto diretto e appassionato, ha narrato i casi di cronaca che hanno riguardato la violenza contro le donne, sottolineando il loro coraggio e la loro dignità, con particolare riferimento alle donne calabresi.

Ha inoltre compiuto un’avvincente ricognizione storico-letteraria della donna nei vari contesti sociologici, spaziando con disinvoltura, padronanza e competenza, dai poeti dell’antica Grecia, a William Shakespeare, a Pasolini, a Oriana Fallaci e allo scrittore calabrese Gioacchino Criaco.

Daniela Macario ha ricordato la fierezza e il coraggio delle donne citando i versi di grandi poeti e scrittori che hanno fatto la storia della letteratura mondiale, da Ungaretti, a Luzzi, a Prevert, a Quasimodo.

La serata è stata impreziosita dalle musiche dal vivo dei giovani musicisti del conservatorio Giacomantonio che hanno riprodotto brani del repertorio classico ma anche più moderno, spaziando da Ennio Morricone a Nicola Piovani.

Lions Cz

Nella Sala concerti del Comune di Catanzaro, si è tenuto il convegno dal titolo: “Violenza di genere. Un bilancio in rosso”.

Tale iniziativa, promossa dalla Commissione Pari Opportunità del Comune di Catanzaro in collaborazione con l’U.I.C.I. sezione di Catanzaro, con l’associazione di promozione sociale Controvento e con i Lions Club e Leo Club Catanzaro “Rupe Ventosa”, gode del patrocinio dell’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Catanzaro e del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati cittadino.

L’inizio dei lavori ha visto l’introduzione curata dal moderatore dell’evento, il presidente di Controvento, Francesco Mancuso oltre che i saluti istituzionali del prefetto di Catanzaro Castrese De Rosa, del vescovo Claudio Maniago, del sindaco Fiorita, dell’Assessore Monteverdi, del presidente del consiglio comunale Gianmichele Bosco, della Presidente della Commissione Pari Opportunità di Catanzaro Luciana Loprete, della presidente degli Avvocati di Catanzaro Vincenza Matacera, della presidente della Commissione Pari Opportunità Provinciale Donatella Soluri, del presidente del Lions Club Catanzaro “Rupe Ventosa” Francesco Calderazzo e delle consigliere di parità Elena Morano Cinque e Concetta Carrozza.

I relatori sono stati Graziella Viscomi, Pm della Procura di Catanzaro, gli avvocati Valerio Murgano, Teresa Matacera e Roberta Capri, il criminologo Antonio Mirello e l’assistente sociale Francesca Sorrento.

Ci sono inoltre stati interventi dei rappresentanti di diversi centri antiviolenza cittadini, oltre che delle forze dell’ordine chiamate ogni giorno a combattere sul campo i crimini commessi nei confronti delle donne.

L’idea del convegno nasce proprio dalla necessità di tracciare un bilancio sul c.d. “codice rosso” a sei anni dalla sua introduzione nell’ordinamento, in un momento storico nel quale arginare le violenze contro il genere femminile sembra sempre più arduo. È seguito dibattito con i presenti.

Consapevolmente

Con l’iniziativa “ConsapevolMente. Ascolta, scegli, migliora le tue relazioni”, a Catanzaro, nella sala verde della Cittadella regionale, a partire dalle ore 9,30, dipendenti regionali, istituzioni e cittadini, si incontreranno in una giornata dedicata alla promozione di rapporti sani e consapevoli, personali e professionali.

“ConsapevolMente” vedrà la partecipazione dell’assessore al Lavoro, Giovanni Calabrese, promotore dell’appuntamento con al centro il contributo dello psicoterapeuta Salvo Noè, noto al grande pubblico per la sua rubrica su UnoMattina di Rai1, che guiderà i partecipanti alla scoperta della mente emotiva, dei segnali di relazioni positive e tossiche, e delle strategie per gestire gelosia, controllo e dipendenza, valorizzando la comunicazione assertiva e il rispetto dei confini.

L’evento, organizzato dal dipartimento al Lavoro della Regione Calabria, di cui è dirigente generale, Fortunato Varone, in collaborazione con il Comitato unico di garanzia e la consigliera di Parità effettiva della Regione Calabria, Tonia Stumpo, ha scelto di affrontare il tema sotto una prospettiva nuova e propositiva, puntando sulla consapevolezza e sull’educazione emotiva come strumenti di prevenzione.

Nel corso della Giornata, contributi autorevoli metteranno in luce il valore della consapevolezza emotiva nella prevenzione della violenza e nella costruzione di contesti relazionali più sicuri e rispettosi.

Oltre all’assessore Calabrese, al dg Varone e alla consigliera Stumpo, interverranno, inoltre, Stefania Agosto, presidente del Comitato unico garanzia Regione Calabria,  Maura Pirillo, funzionaria dipartimento regionale Lavoro, Antonino Mantineo, professore ordinario di diritto ecclesiastico e canonico e presidente del corso di laurea in Giurisprudenza all’Università Magna Graecia di Catanzaro e  Lucia Montesanti, professoressa di sociologia dei fenomeni politici e giuridici e direttrice del corso di perfezionamento sulla violenza di genere presso l’Umg di Catanzaro.

L’evento si caratterizza per un approccio pratico e partecipativo, con spazi di dialogo, confronto e riflessione guidata, pensati per stimolare una cultura del rispetto e della responsabilità emotiva e di come creare ambienti professionali più rispettosi e consapevoli.

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“ConsapevolMente. Ascolta, scegli, migliora le tue relazioni” è il titolo dell’evento organizzato, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, dal dipartimento al Lavoro della Regione Calabria – di cui è dirigente generale Fortunato Varone – in collaborazione con il Comitato unico di garanzia e con la consigliera di Parità effettiva della Regione Calabria, Tonia Stumpo, che si è svolto alla Cittadella regionale a Catanzaro e alla quale hanno partecipato dipendenti regionali, istituzioni e cittadini.

Il confronto, pratico e partecipativo, con spazi di dialogo e riflessione guidata, è stato pensato pensato per stimolare una cultura del rispetto e della responsabilità emotiva e per creare ambienti professionali più rispettosi e consapevoli.

Introducendo l’iniziativa, Varone, ha portato i saluti dell’assessore regionale al lavoro Giovanni Calabrese, il quale, in un suo messaggio, ha rimarcato l’impegno costante della Regione Calabria nel promuovere politiche di tutela, contrasto e prevenzione della violenza di genere.

Secondo Calabrese “promuovere relazioni sane e consapevoli significa investire sul benessere delle persone e, di conseguenza, sulla qualità dei nostri luoghi di lavoro.

La violenza di genere non è solo un dramma individuale, ma un fenomeno che riguarda l’intera comunità e che richiede strumenti culturali nuovi, fondati sull’ascolto, sulla responsabilità emotiva e sul rispetto reciproco.

Con questa iniziativa vogliamo offrire alle cittadine, ai cittadini e ai dipendenti regionali un’occasione concreta di crescita e formazione, perché siamo convinti che ciò contribuirà a generare anche un cambiamento culturale profondo, che unisca istituzioni, cittadini e imprese, valorizzando la consapevolezza come chiave per costruire comunità più equilibrate e inclusive”.

“Come dipartimento regionale – ha sottolineato il dg Varone – vogliamo cambiare passo e portare la non violenza all’interno dei posti di lavoro perché crediamo che il rispetto non sia un gesto formale, ma la base quotidiana della convivenza.

E crediamo che ogni ambiente di lavoro — ogni ufficio, ogni squadra, ogni scrivania — debba diventare un luogo sicuro e capace di valorizzare la persona. Un Percorso che abbiamo già intrapreso con una serie di interventi, come ad esempio il bando sulla parità di genere nei luoghi di lavoro e la certificazione delle imprese”.

Presente all’evento in Cittadella anche l’assessore alla valorizzazione del capitale umano ed innovazione nel lavoro pubblico della Regione Calabria, Antonio Montuoro.

“La violenza di genere – ha rimarcato l’esponete della Giunta regionale – non è un fatto isolato o privato, ma un fenomeno strutturale che continua purtroppo a manifestarsi con troppa frequenza.

Per questo, nella scorsa legislatura abbiamo approvato una legge specifica, stanziando risorse significative e costruendo una rete di collaborazione con associazioni, Forze dell’ordine e Centri antiviolenza.

Una sinergia indispensabile per contrastare in modo concreto questa piaga. Quella di oggi è anche una giornata particolarmente significativa perché inauguriamo, insieme al presidente Roberto Occhiuto, una sala d’ascolto per donne e minori vittime di violenza all’interno della Questura di Catanzaro.

Si tratta di uno spazio dedicato, accogliente e protetto, dotato di personale qualificato, che permetterà di offrire supporto immediato e interventi più efficaci a chi si trova in una situazione di fragilità. Con questa iniziativa rafforziamo il nostro impegno: la Regione – ha concluso – continua a esserci, a intervenire e a sostenere ogni giorno chi è in prima linea nel contrasto alla violenza”.

Un contributo importante all’iniziativa della Regione lo ha dato lo psicoterapeuta Salvo Noè, noto al grande pubblico per la sua rubrica su UnoMattina di Rai1.

“La violenza – ha affermato – non può essere sconfitta solo con leggi e restrizioni; è necessario un cambiamento culturale ed educativo. Dobbiamo insegnare il rispetto reciproco, il valore dei confini e la libertà dell’altro. Solo attraverso una consapevolezza condivisa e un impegno collettivo possiamo sperare di costruire una società dove la violenza non ha più spazio”.

La consigliera di Parità Stumpo ha evidenziato come “la disparità salariale è un pezzo della violenza economica. Oggi in Italia è del 20%.

Le donne usano solo, o prevalentemente loro, il welfare genitoriale o familiare e quando non lo usano escono addirittura dal mercato del lavoro e il differenziale salariale diventa del 76% (dati Inps).

Possiamo combatterla con l’utilizzo delle linee guida nelle Pubblica amministrazione, la corretta redazione del Piano integrato di attività e organizzazione della Pubblica Amministrazione (Piao) e la certificazione di parità che abbiamo promosso in questa amministrazione già dallo scorso anno.

Inoltre, elemento di novità sarà l’adozione della direttiva europea 970/23, che sarà esecutiva in Italia entro giugno 2026, norma che concretizzerà la parità salariale e la sua trasparenza che non potrà essere superiore al 5%. Una rivoluzione”.

Durante l’incontro hanno inoltre relazionato Stefania Agosto, presidente del Comitato unico garanzia Regione Calabria; Maura Pirillo, funzionaria dipartimento Lavoro e responsabile Uo Politiche di genere e Lavoro; Maria Solimeo, psicologa della comunicazione, del lavoro e dell’organizzazione; Antonino Mantineo, professore ordinario di diritto ecclesiastico e canonico e presidente del corso di laurea in Giurisprudenza Università Magna Graecia di Catanzaro e  Lucia Montesanti, professoressa di sociologia dei fenomeni politici e giuridici e direttrice del corso di perfezionamento sulla violenza di genere presso l’Umg di Catanzaro.

Tutti hanno apportato al dibattito autorevoli contributi su come creare ambienti professionali più sicuri e rispettosi, mettendo in luce il valore della consapevolezza emotiva nella prevenzione della violenza e nella costruzione di contesti relazionali positivi.

Infine è stato proiettato il trailer di “Even”, opera prima del regista calabrese Giulio Ancora, sostenuta dalla Calabria Film Commission.

Alla presentazione hanno partecipato lo stesso regista e l’attrice Martina Chiappetta.

Il film affronta con sguardo intenso e contemporaneo il tema della violenza di genere e delle sue dinamiche emotive, offrendo una riflessione potente sulle conseguenze psicologiche dei rapporti tossici.

Donne libere

“La Calabria compie un passo decisivo nella lotta alla violenza di genere. Con l’avvio operativo del programma “Donne Libere”, la Regione introduce una misura che non si limita ad affrontare l’emergenza, ma che accompagna le donne verso la piena riconquista della loro autonomia. È una scelta politica precisa che mette al centro la dignità, il lavoro, la casa, la possibilità concreta di ricominciare”.

È quanto fa sapere l’assessore regionale all’Inclusione sociale, Pari opportunità e Welfare, Pasqualina Straface, sottolineando come il progetto “Donne Libere”: “rappresenti una delle svolte più importanti degli ultimi anni nel contrasto alla violenza di genere, perché sostiene le donne nella libertà di scegliere e di tornare a vivere affermando sé stesse e la propria dignità”.

Il programma, interamente finanziato dal Pr Calabria Fesr–Fse+ 2021/2027, a cui è stato destinato un importo di 4.5 milioni, nasce per rafforzare la rete dei Centri antiviolenza e delle Case rifugio con progetti che camminano nella direzione dell’autonomia abitativa, dell’inserimento lavorativo, del sostegno psicologico e della costruzione di un percorso educativo su misura.

Non è un intervento sporadico né un aiuto momentaneo: è un modello di accompagnamento integrato, pensato per seguire le donne nella fase più difficile, quella della ripartenza.

Come precisa l’assessore: “la libertà non coincide con l’uscita dalla violenza, ma con la possibilità reale di non esserne mai più prigioniere. Si costruisce così una rete ampia, capillare, che vede lavorare insieme Centri antiviolenza, Case rifugio, ambiti sociali, professionisti e terzo settore, con l’obiettivo comune di tradurre le risorse in opportunità di emancipazione.

Ogni euro che investiamo in “Donne Libere” – aggiunge l’assessore Straface – ritorna al territorio in termini di autonomia, stabilità e futuro riconquistati. È così che si spezza davvero il ciclo della violenza”.

“L’avvio della misura – prosegue l’assessore –  precede la Giornata internazionale del 25 novembre, un momento simbolico che quest’anno assume per la Calabria un valore ancora più forte: la Regione non arriva alla ricorrenza con annunci, ma con un modello già attivo e che si aggiunge a ciò che è già stato avviato: dal rafforzamento dei Centri antiviolenza agli interventi dedicati alle donne con disabilità vittime di violenza, fino ai programmi rivolti al fenomeno sommerso che riguarda le donne più fragili”.

A questo si affiancano i percorsi di sensibilizzazione già avviati nelle scuole grazie ad un protocollo d’intesa sottoscritto tra la Regione Calabria assessorato al Welfare, l’Usr e i Cav, con l’obiettivo di introdurre percorsi di mentoring e coaching presso gli istituti comprensivi del territorio regionale, rivolti agli studenti della scuola primaria e della scuola secondaria del primo grado di istruzione finalizzati alla diffusione della cultura del rispetto.

“La prevenzione – ribadisce l’assessore Straface – si costruisce educando. La cultura del rispetto e dell’affettività sana nasce tra i banchi, non nelle aule di emergenza.

“Donne Libere”, quindi, si colloca perfettamente nella cornice creata dalla nuova Legge Regionale 34/2025, che ridisegna il sistema calabrese di contrasto alla violenza di genere basandosi su integrazione, prevenzione e continuità dei servizi.

Una strategia ampia che ha un’unica direzione: trasformare il welfare in un sistema capace non solo di proteggere, ma di restituire futuro.

La violenza si vince con la libertà verso cui mira, con fermezza, l’impegno dell’assessorato al Welfare. “Donne Libere” è il primo impegno mantenuto verso la costruzione della Calabria che vogliamo: una terra – conclude Pasqualina Straface – che non guarda altrove, ma guarda dritto negli occhi le fragilità e le trasforma in forza”.

Cuav

L’associazione RELIVE che riunisce oltre 40 Centri per uomini autori di violenza (CUAV) in tutta Italia, lancia un allarme: i Centri sono al collasso, con accessi triplicati negli ultimi anni e risorse economiche ormai del tutto insufficienti.

Tra i Centri per uomini autori di violenza che aderiscono quello gestito dal Centro calabrese di solidarietà Ets, guidato dalla presidente Isolina Mantelli.

Un’emergenza che rischia di compromettere il lavoro di chi ogni giorno interviene alla radice del problema, operando con gli uomini che agiscono violenza.

Dal 2019, con l’entrata in vigore del Codice Rosso, che subordina la sospensione della pena (inferiore a tre anni) alla partecipazione a un percorso presso un CUAV, le richieste di accesso sono cresciute in modo esponenziale.

Oggi, le risorse economiche destinate ai CUAV sono estremamente limitate e devono essere suddivise tra 141 fra centri e sportelli su tutto il territorio, senza contare le attività di rete, formazione e sensibilizzazione.

Tali risorse risultano del tutto inadeguate a sostenere un lavoro che richiede alta professionalità, formazione continua e interventi in urgenza.

A peggiorare il quadro, la legge 168/2023 (“Codice Rosso rafforzato”) ha introdotto l’obbligo di incontri bisettimanali (art. 15).

Un vincolo che non solo ignora le evidenze scientifiche – che ne segnalano l’inefficacia e i potenziali effetti iatrogeni – ma che limita anche l’autonomia professionale degli operatori, tutelata dall’art. 6 del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

Di fatto, ai Centri viene chiesto di raddoppiare gli interventi senza alcuna risorsa aggiuntiva, aggravando una situazione già critica.

A tutto questo si aggiunge l’obbligo, previsto dalla normativa nazionale, di richiedere agli uomini in Codice Rosso un contributo economico al percorso, indipendentemente dalla loro effettiva capacità di sostenerlo.

Una disposizione che risulta in contrasto con l’articolo 48, comma 2, della Convenzione di Istanbul, il quale prevede che venga sempre valutata la reale possibilità di adempiere agli obblighi finanziari, per evitare conseguenze che possano ricadere indirettamente anche sulle vittime di violenza.

Tale contributo, peraltro, non copre che una minima parte dei costi reali del servizio.

Senza un sostegno concreto e continuativo ai CUAV, ogni strategia di prevenzione resterà incompleta: senza supporto stabile ai Centri, la sicurezza delle donne è a rischio – non per mancanza di volontà, ma perché il sistema chiede di fare sei volte di più con le stesse risorse.

Le conseguenze sono ormai insostenibili: liste d’attesa fino a 4-6 mesi, operatori sempre più sotto pressione e un rischio concreto di burnout.

Senza un intervento immediato, molti Centri non riusciranno a garantire la continuità dei servizi.

La presidente Mantelli rilancia le dichiarazioni della presidente della Rete nazionale dei centri per uomini autori di violenza, Alessandra Pauncz: “La vocazione dei Centri per uomini autori di violenza è il cambiamento sociale, non solo la gestione dell’emergenza.

Lavoriamo sulle radici della violenza, e per farlo dobbiamo poter offrire opportunità di cambiamento a tutti gli uomini, non solo a quelli inseriti nel Codice Rosso.

La nostra missione non può essere soffocata dalla miopia istituzionale: servono risorse adeguate, niente imposizioni irrealistiche come la bisettimanalità, e soprattutto un dialogo costruttivo per cambiare davvero le cose”,

Non si può chiedere ai Centri di “fermare la violenza” senza dar loro gli strumenti per farlo.

Senza un sostegno concreto e continuativo ai CUAV, ogni strategia di prevenzione resterà incompleta.

RELIVE chiede alle istituzioni di: intervenire a livello normativo per eliminare la bisettimanalità; intervenire con urgenza per garantire risorse adeguate e condizioni di lavoro sostenibili, affinché i CUAV possano continuare a svolgere il loro ruolo essenziale nel contrasto alla violenza di genere.

Arma

In occasione del 25 novembre, “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”, l’Arma dei Carabinieri ha organizzato una campagna di comunicazione e responsabilizzazione che mira a rafforzare la consapevolezza e l’impegno sul delicato tema.

Ogni giorno, l’Istituzione è in prima linea nella lotta alla violenza contro le donne e le iniziative intraprese sono tutte accomunate dal dire fermamente “No!” a qualsiasi forma di comportamento violento o discriminante – sia fisico che psicologico.

La diffusione di materiale informativo, di locandine e video sui principali canali social dell’Arma, oltre alle numerose interviste di Carabinieri particolarmente impegnati nella specifica attività, rappresentano strumenti utili a incoraggiare le vittime affinché denuncino ciò che subiscono.

In tale prospettiva, è stato realizzato uno spot con la partecipazione dell’attrice Cristiana Capotondi, che richiama i concetti di rispetto, ascolto e legalità, sottolineando la necessità di investire su un cambiamento culturale per un futuro senza violenza.

A tal fine, prosegue il coinvolgimento delle scuole e delle comunità. In molti Comuni i Carabinieri hanno organizzato incontri informativi per sensibilizzare i giovani sul delicato tema e per promuovere una rinnovata concezione della donna, che ne rispetti la dignità, valorizzandone le risorse, così superando in definitiva quel retaggio culturale che l’ha vista storicamente in posizione di disuguaglianza.

Anche quest’anno, tante caserme dell’Arma si illumineranno di arancione, in adesione alla campagna internazionale “Orange the World”, come segno concreto dell’importante impegno profuso dall’Istituzione.

Inoltre, sul sito www.carabinieri.it, è stata dedicata un’intera sezione al “Codice Rosso”, che offre informazioni sul fenomeno e sugli strumenti di tutela delle vittime, mettendo a disposizione un test di autovalutazione, denominato “Violenzametro”, che rileva il livello di violenza subita in un rapporto di coppia (http://www.carabinieri.it/in-vostro-aiuto/consigli/codice-rosso/codice-rosso).

Il fenomeno della violenza di genere resta una delle priorità operative dell’Arma, che – in un quadro normativo e sociale in continua evoluzione – ha sviluppato nel tempo una serie articolata di progetti e strutture finalizzate alla prevenzione, all’ascolto e al contrasto.

Nel 2009 è stata istituita la Sezione Atti Persecutori, collocata nell’ambito del Reparto Analisi Criminologiche (R.A.C.) del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche (Ra.C.I.S.), per svolgere studi e analisi del fenomeno e delineare strategie di prevenzione e di contrasto aggiornate ed efficaci.

La Sezione, che si compone di personale con peculiari competenze scientifiche e psicologiche – cui si affiancano anche investigatori con esperienza maturata direttamente sul campo, viene tempestivamente informata di ogni evento significativo che accade sull’intero territorio nazionale per approfondire gli aspetti psico-criminologici e contribuire all’analisi dei fattori di rischio e alla definizione di strategie operative.

A partire dal 2014, l’Arma si è dotata di una “Rete nazionale di monitoraggio sul fenomeno della violenza di genere”, costituita da ufficiali di polizia giudiziaria (Marescialli e Brigadieri) con formazione certificata nel settore. Essi fungono da punti di riferimento per i Reparti sul territorio nello sviluppo delle indagini e rappresentano l’elemento di raccordo con la Sezione Atti Persecutori per un più compiuto apprezzamento dei casi.

La preparazione degli operatori è assicurata da specifici corsi presso l’Istituto Superiore di Tecniche Investigative (ISTI), centro di alta qualificazione dell’Arma. Dal 2008 provvede alla specializzazione degli ufficiali di polizia giudiziaria e li abilita alla conduzione delle indagini più complesse e all’uso di sofisticati strumenti, coniugando innovativi metodi didattici e contenuti formativi aggiornati. Un vero e proprio laboratorio di cultura investigativa in cui converge l’apporto delle più qualificate risorse dell’Arma, tratte dal R.O.S., dai Reparti Investigazioni Scientifiche (R.I.S.), dal Reparto Analisi Criminologiche e dai Nuclei investigativi, i quali portano in aula le migliori esperienze acquisite.

Inoltre, nel quadro di un accordo operativo con il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP), i componenti della “rete” partecipano a seminari informativi incentrati su elementi di psicologia comportamentale, volti a migliorare le capacità di interazione con le vittime vulnerabili sia nel primo contatto in situazioni di emergenza, sia nel successivo percorso di denuncia.

Oltre al personale debitamente formato e ai Reparti dedicati, il primo sportello di ascolto per le vittime sono le Stazioni Carabinieri, fulcro dell’Istituzione, “porte della speranza”, capillarmente diffuse sul territorio e in grado di assicurare interventi tempestivi.

Tra le iniziative di maggiore rilievo, il progetto “Una stanza tutta per sé”, avviato nel 2015 in collaborazione con Soroptimist International d’Italia, ha consentito l’allestimento di 211 stanze nelle caserme dell’Arma, dotate di strumenti tecnologici e di ambienti riservati dedicati all’ascolto protetto delle vittime di violenza. L’iniziativa ripropone su più ampia scala la positiva esperienza attuata nel 2014, presso la sede della Sezione Atti Persecutori, con la realizzazione della “Sala Lanzarote”, ambiente ideato per la confortevole ricezione della vittima, con una sala-regia per le audizioni. 

Il progetto, inoltre, è stato recentemente ampliato con “Una stanza tutta per sé…portatile”, un kit dotato di notebook e microtelecamera integrata per la registrazione audio-video delle denunce e delle escussioni, destinato alla diffusione ai reparti dell’Arma sul territorio (79 kit già distribuiti), anche indipendentemente dalla presenza di una stanza d’ascolto protetto dedicata. 

Prosegue anche il progetto “Mobile Angel”, nato d’intesa con il Soroptimist International d’Italia e sostenuto da fondazioni no profit, consiste nel fornire alla vittima che denuncia episodi di violenza di genere – individuata d’intesa con l’Autorità giudiziaria inquirente e che presti il proprio consenso – uno smartwatch (realizzato dalla società Intellitronika) in grado di inviare richieste di allarme alle Centrali Operative dell’Arma e di geolocalizzare l’utilizzatore.

Avviato nel 2019, è oggi attivo nelle province di Napoli, Milano, Torino, Ivrea e Roma, attraverso la distribuzione di complessivi 71 dispositivi. Il loro utilizzo ha determinato positivi riscontri in ragione sia dell’accresciuta percezione di sicurezza da parte delle vittime, consapevoli di poter contare su interventi tempestivi a fronte di situazioni di emergenza, sia dell’accertata funzione di deterrenza svolta dagli apparati.

L’impegno prioritario dell’Arma è quello garantire la sicurezza delle donne e prevenire situazioni che possano degenerare, prestando particolare attenzione ai cosiddetti “reati spia”, ovvero a quei delitti come gli atti persecutori, i maltrattamenti contro familiari e conviventi e le violenze sessuali, spesso precursori di epiloghi tragici e fatali per le vittime. Nel 2024, rispetto al 2023, i delitti perseguiti dall’Arma con riferimento al Codice Rosso sono passati da 57.656 a 60.972, confermando la prevalente percentuale di quelli denunciati presso le Stazioni Carabinieri. In riferimento ai primi nove mesi del 2025, i Carabinieri hanno perseguito 40.803 reati nell’ambito del Codice Rosso. 

Sul piano investigativo – repressivo, l’attività di contrasto istituzionale condotta dall’Arma è risultata particolarmente significativa. Infatti, lo scorso anno – per quanto attiene al Codice Rosso – sono state tratte in arresto 9.484 persone (7.650 nel 2023). Nei primi nove mesi del 2025 gli arresti sono stati 6.673.

Rivolgendo lo sguardo al futuro, l’Arma intende confermare il proprio contributo nella prevenzione e nel contrasto del fenomeno, ben consapevole delle difficoltà di intercettare in anticipo – a differenza di molte altre fattispecie di reato – i singoli episodi delittuosi, posto che si manifestano nella loro gravità e vengono denunciati dopo molto tempo rispetto all’inizio delle condotte vessatorie, in una fase già critica per l’integrità fisica e la sicurezza delle vittime.

Asp

L’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) di Catanzaro rafforza il suo impegno nella lotta contro la violenza di genere, adottando una nuova e più capillare organizzazione per la tutela delle donne vittime di maltrattamenti.

Il Vertice aziendale dell’ASP di Catanzaro ha approvato una delibera che sancisce l’adozione del nuovo “Protocollo operativo per la presa in carico della vittima di violenza di genere in arrivo al Pronto Soccorso”.
Il documento mira a potenziare la rete interna, adeguandosi alle normative europee e nazionali per la tutela delle vittime e nasce su iniziativa di Caterina Ermio e Renata Tropea, figure da sempre in prima linea contro la violenza di genere.

Si parte quindi dal Pronto Soccorso del Presidio ospedaliero “Giovanni Paolo II” di Lamezia Terme all’avanguardia con il “Percorso Rosa Bianca”; il Presidio ospedaliero lametino, grazie al loro impegno, è stato il primo ad adottare il percorso di tutela garantendo un ingresso riservato e l’accoglienza in una stanza dedicata alle vittime, indipendentemente dal codice di accesso. La referente per l’adozione del nuovo protocollo è la dottoressa Carol Pileggi della Direzione sanitaria di presidio.

Il Pronto Soccorso di Lamezia Terme, che serve un bacino d’utenza vastissimo (comprensivo del lametino, dell’alto Tirreno cosentino, del vibonese, di parte del catanzarese e del soveratese, oltre a gran parte dell’area interna), è ora attrezzato con strumenti fondamentali per aiutare le indagini e il riconoscimento dei casi di violenza:
Conservazione dei reperti biologici: Un apposito frigorifero di sicurezza con temperature controllate che ne consentono l’integrità per oltre sei mesi;
Catena di Custodia: L’adozione rigorosa della catena di custodia è cruciale per la validità scientifica in fase di indagine e accertamento;
Formazione Specialistica con Standard Europei: Il Corso VIPROM.

Da quest’anno, è stato inserito un nuovo corso aziendale denominato VIPROM (Victim Protection in Medicine). Questo corso prevede una formazione con standard europei e gode di un finanziamento specifico per la sua realizzazione.

Il percorso formativo VIPROM è realizzato in collaborazione con l’Associazione Donne Medico Italiana, l’Associazione Donne Medico Internazionale e l’Università di Parma. L’ASP di Catanzaro, in qualità di fruitore e partner, ambisce a diventare, in una fase successiva, formatore qualificato in questo specifico ambito per estendere la formazione ad altri soggetti sul territorio.

Collaborazione Essenziale con la Rete Territoriale

La gestione efficace, nella massima riservatezza, dei casi di violenza è stata garantita negli anni dalla costante e fondamentale collaborazione con le Forze dell’Ordine (con personale femminile dedicato sempre a disposizione) e con l’intera rete territoriale aziendale e non solo.

In particolare, è stata evidenziata l’importanza della collaborazione con il Centro Antiviolenza Demetra, che gestisce una percentuale alta, pari al 70%, di tutti i casi trattati annualmente dal Presidio. Questo nuovo Protocollo rafforza l’efficacia e la rapidità dell’intervento, garantendo alle vittime la massima fiducia in un Pronto Soccorso attrezzato, qualificato e idoneo per la loro tutela.

“È importante affidarsi a personale formato e a procedure standardizzate e certificate che possano meglio tutelare le vittime. La nostra Azienda sanitaria è in prima linea nel percorso di tutela e di gestione dei casi di violenza sulle donne, e il nuovo protocollo garantisce che tutto il percorso e le strutture coinvolte siano predisposte e adeguate al trattamento e alla gestione del paziente,” ha commentato la Direzione strategica aziendale.

Ic Gatti-Manzoni-Augruso

L’Istituto Comprensivo Gatti-Manzoni-Augruso aderisce con convinzione alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che si celebra domani, 25 novembre. In questi giorni, l’intera comunità scolastica si è trasformata in un “laboratorio” di riflessione e creatività, dove gli studenti di ogni ordine e grado hanno espresso il loro fermo “No” a ogni forma di violenza.

Sotto la guida attenta dei loro docenti, i ragazzi e le ragazze si sono impegnati in attività volte a sensibilizzare sull’importanza del rispetto, dell’uguaglianza e della non-violenza, in linea con l’impegno costante dell’Istituto nell’educazione civica e all’affettività.

Il percorso di sensibilizzazione ha portato alla creazione di opere significative che decoreranno gli spazi della scuola: cartelloni ispirati a simboli come le scarpette  rosse, gli studenti hanno realizzato grandi cartelloni ricchi di slogan e messaggi di speranza e solidarietà.

Nelle classi della Scuola Primaria e dell’Infanzia i bambini hanno espresso i concetti di amore e rispetto attraverso disegni e piccoli manufatti, mentre alla Scuola Secondaria sono state prodotte installazioni grafiche ad alto impatto emotivo. Le attività non si sono limitate alla produzione artistica, ma hanno incluso discussioni guidate, letture di testimonianze e analisi di testi che hanno permesso ai giovani di approfondire la gravità del fenomeno della violenza di genere.

La Dirigente Scolastica Antonella Mongiardo ha sottolineato l’importanza di queste iniziative: “Per la nostra scuola, la Giornata del 25 Novembre è un momento cruciale. Educare e sensibilizzare i giovani, fin dalla tenera età, contro ogni forma di violenza – fisica e psicologica – è la base per costruire una società più equa e rispettosa. Siamo fieri del coinvolgimento attivo dei nostri alunni, le cui opere sono la dimostrazione che l’educazione al rispetto è la migliore arma contro la violenza”.

Le realizzazioni degli studenti rappresentano un monito visibile e un invito per l’intera comunità a riflettere sul ruolo che ciascuno può e deve avere per eliminare la piaga della violenza contro le donne.

Fiabipark

Si è tenuto con successo domenica 23 novembre alle ore 16:00 un incontro che ha riunito esperti, educatori e membri della comunità per affrontare due fenomeni sociali urgenti: la violenza contro le donne e il bullismo.

Dopo i saluti e i ringraziamenti di Maria Carmela Bonaparte, Presidente dell’Associazione ospitante e forte promotrice dell’iniziativa, si è aperto un acceso dibattito. Non sono mancati i saluti del Presidente territoriali dell’Arci Catanzaro Diana Costanza e il Rappresentante dell’Arci, sempre sensibili a tali tematiche e presente alle iniziative proposte.

L’evento ha analizzato in profondità le radici della violenza. Come sottolineato dai relatori, tra cui l’Avv.ssa Rita Parentela che nel suo intervento ha evidenziato come il quadro normativo attuale preveda strumenti fondamentali per tutela delle vittime ma abbia ancora bisogno di essere applicato con continuità, formazione e coordinamento tra istituzioni e servizi territoriali.

Ha inoltre richiamato l’attenzione sulla necessità di garantire percorsi protetti, tempi certi e reale protezione alle donne che denunciano, ricordando come la paura di non essere credute o adeguatamente tutelate resti una delle principali barriere all’emersione del fenomeno.

Nel finale del suo intervento ha ribadito che la risposta alla violenza di genere deve essere necessariamente collettiva e sistematica, mai lasciata sulle spalle delle singola vittima.
La Prof.ssa Anna Lucia Branca, Presidente dell’Associazione Carlo Caruso APS, “Non si nasce violenti ma lo si diventa”.

La violenza non è un tratto innato ma il risultato di una complessa interazione di fattori sociali, culturali e ambientali in cui gli individui crescono e si sviluppano.

La Responsabile di Assistenza e Vita Catanzaro Rita Leone con il suo intervento ha messo in luce le Caregiver, spesso donne e spesso sole, affrontano violenze troppo a lungo ignorate: maltrattamenti, pressioni psicologiche, ricatti economici e abusi che avvengono nel silenzio delle case.

A chi si prende cura degli altri mancano ancora tutele reali, contratti sicuri e canali protetti per chiedere aiuto. Rendere visibile questa violenza sommersa è il primo passo per garantire dignità, protezione e diritti a chi ogni giorno sostiene la fragilità altrui.

Di particolare rilevanza è stata la partecipazione di persone che hanno condiviso la propria testimonianza personale su abusi e violenze subite, offrendo un contributo diretto ed emotivamente forte al dibattito.

Tra le varie Associazioni presenti anche Linea Jonica rappresentata da Andrea Bressi che ha espresso la volontà di fare rete continuando il dialogo intrapreso.

Dal dibattito si è arrivati a conclusione che l’adolescenza rappresenta una finestra critica per l’apprendimento di modelli comportamentali sani.

Non possiamo limitarci a curare le ferite della violenza ma dobbiamo estirparne le cause. La scuola, la famiglia e le istituzioni locali devono collaborare per cercare di creare con gli adolescenti un ecosistema di supporto che valorizzi la non violenza come principio fondamentale di convivenza civile, per costruire una società futura libera dal bullismo e dalla violenza di genere.

Il cambiamento parte dalle nuove generazioni.

Nei saluti finali, l’Associazione Fiabipark ha dichiarato che non intende fermarsi a questa importante discussione ma guarda avanti a prossime iniziative “il nostro impegno è ora quello di trasformare la consapevolezza in cambiamento reale.

Invitiamo la comunità, le istituzioni e gli sponsor a unirsi a noi in queste iniziative cruciali per proteggere e formare le generazioni future”.

Soroptimist Lamezia

Anche quest’anno il Soroptimist club di Lamezia Terme, presieduto da Luigina Pileggi, sostiene la campagna internazionale “Orange the World” promossa dall’ONU, da UNWomen e dalla Federazione Europea del Soroptimist, per dire “no” alla violenza contro le donne.

Da oggi, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza, al 10 dicembre, giornata internazionale per i diritti umani partiranno i 16 giorni di attivismo.

Che ci vedranno impegnate a realizzare iniziative ed azioni concrete di sensibilizzazione utilizzando in tutta la comunicazione il colore arancione.

Simbolo di un futuro senza violenza di genere, e il motto “Non accettare nessuna forma di violenza – Chiama il 1522”, abbinato alla campagna di comunicazione della Federazione Europea “Read the signs” per riconoscere i segnali di una relazione tossica per combattere la violenza domestica e i segnali della cyberviolenza.

Anche quest’anno, nel solco della collaborazione del club con le Forze dell’ordine e le Istituzioni, verranno colorati di arancione la Caserma dei Carabinieri di via Marconi e il Commissariato di Pubblica sicurezza di via Perugini, luoghi che ospitano le aule di audizione che abbiamo realizzato come club e intitolate “Una Stanza tutta per sé”, dedicate a sostenere le vittime di violenza e stalking.

Così come sarà illuminato il Tribunale di Lamezia Terme in piazza della Repubblica dove abbiamo realizzato l’Aula d’ascolto protetta per minori.

Anche il Comune di Lamezia Terme ha aderito alla nostra campagna, illuminando con luci di colore arancione la Statua della Madonnina in Piazza Ardito.

Abbiamo inoltre coinvolto le farmacie della città e dell’hinterland Lametino a distribuire, durante I 16 giorni di attivismo, i “Sacchetti Antiviolenza” della campagna “Orange the World” per riconoscere sia i segnali di una relazione tossica.

Prosegue anche quest’anno la collaborazione con la Lamezia Multiservizi, con l’installazione sugli autobus di linea dei pendolini con le informazioni sul numero antiviolenza 1522 e sui segnali da riconoscere di un amore tossico.

I manifesti della campagna informative verranno anche apposti sulle pensiline presenti in città.

Il 25 novembre effettueremo una campagna informativa per le vie della città e nelle scuole per fornire maggiori strumenti di conoscenza alla cittadinanza (sui diritti, sui servizi ai quali poter accedere, sugli interlocutori ai quali rivolgersi) attraverso la distribuzione di materiale informativo.

Un primo incontro è stato tenuto, lo scorso 19 novembre, con gli alunni del Polo liceale “Campanella Fiorentino” sul tema “Diritti per tutti”.

Sempre oggi, alle ore 9,30 il Soroptimist incontrerà gli studenti del Polo tecnologico “Rambaldi De Fazio”, presentando la campagna “Orange the World”.

Sabato, dalle 16 alle 19, saremo insieme ai Carabinieri della Compagnia di Girifalco per una campagna informativa al Centro commerciale “Due Mari”.

Domenica è invece prevista, in accordo con l’assessorato comunale alle Pari opportunità, la vendita delle “Clementine antiviolenza” per la raccolta fondi da devolvere a un centro antiviolenza.

Comune Cz

Oggi alle ore 9:30 ricollocazione della scultura Cuore spezzato dell’artista Nuccio Loreti nell’area dei giardinetti mons. Durante, nei pressi dalla Basilica dell’Immacolata su Corso Mazzini, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

L’opera sarà reinstallata dopo un piccolo intervento di restauro a cura dell’autore.

La breve cerimonia vedrà la partecipazione dell’assessora alle Pari Opportunità Donatella Monteverdi e della consigliera delegata al centro storico Daniela Palaia.

Comune 2

“Il 25 novembre non può e non deve essere vissuta come una semplice giornata commemorativa, ma è un momento di responsabilità collettiva.

In cui occorre riaffermare il nostro dovere civile, sociale e politico di proteggere le donne e di promuovere una cultura del rispetto.

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, è necessario ribadire che non basta indignarsi: dobbiamo costruire insieme percorsi di prevenzione, ascolto e protezione.

Il cambiamento culturale comincia da qui, perché la violenza contro le donne non è un problema privato o legato alle sole vittime, ma una piaga che si nasconde tra i buchi neri della nostra società.

In tal senso, le politiche di contrasto alla violenza di genere hanno registrato un’importante evoluzione con l’approvazione, avvenuta alla Camera, di una legge storica che introduce nel codice penale la nozione di “consenso libero e attuale”, con un voto unanime.

Una battaglia giuridica, etica e sociale che è stata frutto di un emendamento bipartisan e che consentito al nostro Paese di fare un passo avanti decisivo verso una rivoluzione culturale nel segno dei principi fondamentali.

Allo stesso tempo, non basta solo ridefinire gli impianti normativi, serve un impegno collettivo su più fronti che investa i campi dell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole, della formazione degli operatori, del sostegno alle vittime.

In questa giornata simbolica, in cui si svolgono tante iniziative e dibattiti nelle comunità, è importante ribadire la consapevolezza che istituzioni, associazioni, centri antiviolenza, forze dell’ordine e comunità educanti debbano stare assieme.

In una rete di solidarietà, affinché gli interventi concreti, che sono diversi e significativi anche sul nostro territorio, possano produrre ancora più frutti per la crescita civile”.

Comune 3

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, lungi da ogni ritualità e da ogni retorica, è un momento necessario per ricordare tutte le vittime di femminicidio e per denunciare una realtà che continua a segnare profondamente il nostro Paese.

È ancora necessario tenere accesi i riflettori su una delle ferite più dolorose e nascoste della nostra società. Come del resto dimostra il video, rapidamente diventato virale, diffuso sui canali istituzionali dell’Amministrazione (https://www.facebook.com/reel/1368880594888393). Le difficoltà nel denunciare, la paura per la propria sicurezza e il timore di non essere credute rendono i dati ufficiali solo la punta dell’iceberg di un fenomeno che, nella sua reale dimensione, sicuramente è ancora più grave e allarmante.

Femminicidi, violenze domestiche, abusi nei luoghi di lavoro e nelle dinamiche di potere, discriminazioni salariali – che colpiscono in modo ancora più pesante le donne del Sud e le donne migranti – e vere e proprie gogne mediatiche continuano a diffondersi in un clima in cui il rischio di una semplice e colpevole “presa d’atto” è altissimo.

A tutto ciò si aggiungano gli ostacoli che ancora permangono sulla strada della piena affermazione dei diritti della donna. Basti pensare ai tentativi di criminalizzare l’aborto o al rifiuto di introdurre una seria educazione sessuale nelle scuole, strumento essenziale per prevenire la violenza e contrastare la cultura patriarcale, subordinandola a un grottesco consenso informato.

Il “25 novembre” è dunque l’occasione per dare segnali concreti di contrasto a un modello sociale patriarcale che tenta di ricostruire forme di oppressione basate sullo sfruttamento di genere e del lavoro, un modello da respingere affinché nessuna donna sia più costretta al silenzio, alla paura o alla solitudine.

Questa sera, Catanzaro porterà la sua voce in piazza per ribadire tutto questo. Sarò presente con convinzione e con l’auspicio che lo saranno anche tante e tanti i catanzaresi.

Cisl

Questo pomeriggio, presso la Sede CISL sita in Catanzaro, il Questore della Provincia di Catanzaro ed il Segretario Generale CISL dott. Daniele Gualtieri hanno firmato un Protocollo d’intesa in materia di violenza di genere.

La firma di questo Protocollo si inserisce in un contesto in cui il fenomeno della violenza contro le donne e soggetti vulnerabili rappresenta una grave emergenza sociale e ha, quindi, l’obiettivo di rafforzare la rete territoriale a tutela delle vittime.

Nella stessa occasione è stato inaugurato uno sportello di ascolto “Spazio Sicuro”, un nuovo punto di riferimento dedicato al sostegno, all’ascolto e all’accompagnamento delle persone fragili e in difficoltà, favorendo un dialogo costante tra istituzioni, operatori e cittadini.

La Questura di Catanzaro svolge da sempre un ruolo essenziale nella prevenzione dei reati, nella protezione delle vittime e nell’attuazione di strumenti prevenzionali in materia, come l’ammonimento del Questore.

Dal canto suo la CISL Magna Grecia, quale organizzazione sindacale e sociale, si impegna costantemente per la tutela della dignità delle persone, dei diritti umani, del lavoro, della legalità e del benessere delle donne, dei lavoratori, delle famiglie e dei cittadini.

Questo Protocollo, quindi, sottolineando la centralità della collaborazione tra la Polizia di Stato e il mondo del sociale, ha lo scopo di promuovere una rete stabile per prevenire e contrastare fenomeni di vulnerabilità; facilitare la segnalazione di casi di violenza, assicurare accolto, orientamento, supporto psicologico, legale e sociale; diffondere la cultura della legalità, del rispetto, della parità, dell’affettività sana e responsabile.

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