Riceviamo e pubblichiamo
Non sarà più sufficiente richiamarsi all’“artigianale” per vendere un prodotto o raccontare un’impresa.
Da oggi cambia davvero il quadro: i termini “artigianato” e “artigianale” potranno essere utilizzati esclusivamente dalle imprese iscritte all’Albo delle imprese artigiane.
Una stretta attesa da anni, che segna uno spartiacque netto tra chi è artigiano e chi semplicemente si è finora raccontato come tale.
Una svolta che porta la firma di Confartigianato, che da tempo denunciava l’uso distorto di una parola diventata troppo spesso leva commerciale, svuotata del suo significato originario.
Per anni, infatti, il confine è stato labile. Aziende non iscritte all’Albo, produzioni industriali mascherate da artigianali, comunicazioni ambigue: un sistema che ha finito per penalizzare proprio le imprese che rispettano le regole, investono in qualità e tengono viva una tradizione produttiva fatta di competenze, manualità e legame con il territorio.
La nuova norma interviene con decisione, anche sul piano sanzionatorio. Chi utilizzerà impropriamente i termini “artigianato” o “artigianale” rischia multe fino all’1% del fatturato, con una soglia minima di 25 mila euro per ogni violazione. Un impianto pensato per essere realmente deterrente.
In Calabria, dove l’artigianato rappresenta una parte fondamentale del tessuto economico e sociale, la portata del provvedimento è ancora più evidente. Dalle produzioni agroalimentari alla manifattura, dall’edilizia ai mestieri tradizionali, il sistema artigiano è uno dei pilastri su cui si regge l’identità produttiva del territorio.
La norma interviene anche sul piano della comunicazione: insegne, marchi, pubblicità e ogni forma di promozione dovranno essere coerenti con la reale qualificazione dell’impresa. Non sarà più possibile utilizzare l’aggettivo “artigianale” come semplice elemento attrattivo.
In un mercato sempre più competitivo, in cui il valore percepito è determinante, la chiarezza diventa un fattore decisivo. E lo diventa ancora di più in territori come la Calabria, dove l’artigianato è spesso sinonimo di qualità, autenticità e radicamento.
Cna
“È urgente procedere con tempestività e in via autonoma all’adeguamento della normativa regionale, garantendo una piena ed immediata applicazione delle nuove disposizioni.
Senza rinvii, senza subordinare questo passaggio a riforme più ampie, senza compromessi.
Si tratta di decidere da che parte stare. Dalla parte di chi usa parole vuote per vendere di più,o dalla parte di chi ogni giorno costruisce valore vero, spesso in silenzio”.
La Cna Calabria si rivolge così al governatore e all’assessore alle Attività lroduttive.
La legge ne vincola l’uso alle imprese iscritto all’Albo degli Artigiani e introduce sanzioni per i trasgressori.
Uno strumento legislativo al quale ha dato un grande contributo proprio la Cna e che punta, anche grazie al sistema sanzionatorio (fino all’1% del fatturato per ogni violazione), a fermare pratiche di concorrenza sleale.
Che negli anni hanno indebolito il sistema produttivo sano.
Non basta però rivendicare una conquista: serve applicarla.
Ed è qui che si gioca una partita politica vera.
La legge demanda alle Regioni l’adeguamento della propria normativa.
E la Calabria non può permettersi ritardi, ambiguità o scorciatoie.
Per questo il richiamo è diretto al Presidente Roberto Occhiuto e all’assessore alle Attività Produttive Calabrese.
Si rimarca poi come “in Calabria l’artigianato non è un settore come gli altri.
È identità, è lavoro, è presidio sociale, è futuro., è ciò che tiene vivi territori, comunità, competenze.
Difendere il significato di ‘artigianato significa difendere tutto questo.
Ma servono anche scelte conseguenti.
La Cna chiede un impegno concreto su energia, credito, innovazione e formazione.
Perché non basta riconoscere il valore: bisogna metterlo nelle condizioni di competere”.